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10 cose da non dire (e fare) a un colloquio

Sulle strategie per affrontare in modo vincente il colloquio di lavoro sono state scritte montagne di libri e manuali, ma alla fine quello che conta davvero sono grandi quantità di buonsenso, una dose di coraggio e un pizzico di fortuna. Oltre ovviamente alla capacità di scansare come la peste alcuni errori che da soli bastano ad affossare le chances di successo anche dei candidati più qualificati. Per evitarli è bene conoscerli, e allora eccoli qui.


Puntualità: il primo passo per iniziare bene
Oscar Wilde insegna: "non c'è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta". Presentarsi in ritardo a un colloquio di lavoro significa partire con il piede sbagliato e dare subito di sè e della propria professionalità un'idea negativa: come può infatti ritenervi precisi e affidabili un datore di lavoro che vi vede arrivare trafelati e in imbarazzo? 'Mi scusi per il ritardo' è una di quelle frasi che non dovrebbero mai essere dette a un selezionatore: oltre a inquadrarvi come disorganizzati, vi relega infatti in una posizione di sudditanza rispetto all'intervistatore, mettendovi con le spalle al muro al momento della negoziazione di contratto e retribuzione.


Il mio vecchio capo? Un idiota!
Se c'è una cosa che a colloquio i boss non vogliono sentire, sono i commenti al vetriolo sul vecchio datore di lavoro. Quindi, anche se era oggettivamente un cerbero e un incompetente, tenete a freno la lingua: quello che passa nella testa del vostro interlocutore al momento di un giudizio negativo sul vostro ex capo è che un domani, se ve ne andaste, potreste ripetere quella scena da un'altra parte. Inoltre vi fa passare per persone che non sanno lavorare in squadra, ipercritiche e rancorose. Per motivare la vostra volontà di cambiare puntate piuttosto sulle vostre aspirazioni professionali e sull'esigenza che sentite di rimettervi in gioco e assumere nuove responsabilità.


Accettare un lavoro in attesa di meglio: ok, ma non ditelo
Può capitare nella vita di dover accettare un impiego che per responsabilità e caratteristiche non fa proprio per voi. O che non è quello che aspirate a fare per il resto dei vostri giorni. In tempi di crisi il compromesso è un'arte, l'importante è che non sbandieriate la vostra filosofia in sede di colloquio: nessun datore di lavoro vuole sentirsi dire che la sua azienda è un ripiego e non è desiderabile come la migliore al mondo. Quindi fate buon viso a cattivo gioco e siate professionali. Non è detto tra l'altro che non scopriate una vera passione per quello che doveva essere solo un lavoro transitorio o che vi troviate così bene da non voler più andare via.


Non ho esperienza per questo lavoro, ma...
Nessuno vi sta dicendo di millantare competenze che non avete: non solo è illegale, ma anche stupido. Alla prova del nove verreste infatti immediatamente scoperti, con il rischio di trovarvi disoccupati anziché promossi. Però in sede di colloquio non incassate il colpo sulla mancata esperienza ammutolendovi, ma rilanciate spiegando che sapete fare altre cose simili e che questo - insieme alla vostra disponibilità a imparare - potrebbe aiutarvi nella gestione del nuovo ruolo. E' una forma di negoziazione di solito apprezzata dai selezionatori, perché dimostra che siete proattivi e capaci di affrontare i problemi e risolverli in modo positivo.


Lavorare gratis? Non svendetevi
Accettare la proposta di iniziare con uno stage non retribuito è una situazione da valutare con attenzione. Se siete giovani, alle prime armi e vi state affacciando al mondo del lavoro, può in effetti essere una chance per mettere un piede in azienda, anche se almeno un rimborso spese dovrebbe essere previsto. La cosa migliore da fare in ogni caso è prendere informazioni sulla realtà in questione e cercare di capire se dopo il tirocinio la possibilità di essere assunti esiste o se si tratta solo di una bufala. Se invece di esperienza ne avete già, accettare un lavoro gratis significa che voi per primi non credete nelle vostre capacità e questo significa che difficilmente la vostra condizione di impiegati a costo zero muterà con il tempo.


Non sono disponibile a fare lo straordinario
A rigor di logica, dire una cosa simile in sede di colloquio non dovrebbe neppure passare per la testa: non conoscete la realtà aziendale e non sapete se è una situazione che si verifica o meno e con quale frequenza. Se proprio vi crea così tanti problemi, potete indagare cautamente, ma qualunque sia la risposta non siate perentori nelle vostre affermazioni. Dare disponibilità sottolineando che siete consapevoli che 'in alcuni momenti' e per 'specifiche esigenze' possa essere necessario fermarsi oltre l'orario di lavoro dimostra che siete responsabili e affidabili, ma non servili.


Meno responsabilità e più soldi: una richiesta da non fare
Siate sinceri, se foste i titolari di un'azienda e vi trovaste davanti un candidato che vi dice che vuole venire a lavorare da voi per avere meno responsabilità e uno stipendio maggiore, avreste una buona impressione di questa persona? Certamente no: la bollereste come un 'furbetto' e la congedereste rapidamente. Se state facendo un colloquio per una posizione che sapete essere meno stressante di quella che rivestite attualmente ma meglio retribuita o vi accorgete che è così durante la selezione, evitate di farlo trapelare con il vostro interlocutore. Confermate invece il vostro interesse dicendo che metterete a disposizione dell'azienda il bagaglio professionale maturato nelle vostre precedenti esperienze.


Sì, ho tante esperienze: non mi piace restare in un posto a lungo
Se avete un curriculum costellato di esperienze di breve durata, che sia per vostra scelta o meno, non andate a raccontare al vostro probabile nuovo capo che è così perché vi annoiate facilmente e siete sempre a caccia di nuovi stimoli. Assumere un dipendente e formarlo è un investimento molto oneroso e nessuna azienda vuole sentirsi dire che dopo avervi fatto crescere voi utilizzerete altrove questo bagaglio di competenze. Dimostrate invece di avere avuto ottime ragioni per cambiare così di frequente: una promozione, un progetto stimolante. Questo farà di voi delle risorse ambite perché molto capaci, da coccolare e accontentare per non rischiare di vederle andare via.


Ricordate, l'erba voglio non cresce neppure nel giardino del re
Qualunque siano i vostri skills o il vostro valore professionale, lasciate che sia l'azienda per la quale state facendo il colloquio a farvi una proposta. Voi mettete sul piatto le vostre competenze e lasciate che siano loro a parlare. I selezionatori di solito giocano al ribasso, ma se avete le caratteristiche che stanno cercando, conoscendo prima la loro proposta potrete trattare fino a ottenere quello che volete. O quasi. C'è un limite oltre il quale non spingersi per non innescare una dinamica di sfida che può concludersi con una caccia alle streghe. Se il posto vi piace e l'offerta iniziale è buona, vedrete che lavorando e dimostrando quello che valete il resto verrà da sè.


La posizione non è quella che immaginavate: abbozzate
Siete arrivati alla fine di un faticoso iter di selezione e all'improvviso scoprite che la posizione non è esattamente quella descritta inizialmente. Non perdete la calma e non opponete un fermo diniego lamentandovi anche per il tempo che avete perso. Fermatevi a riflettere se, comunque, non rappresenta un miglioramento rispetto alla vostra attuale e se anche decidete di non accettare, fatelo cortesemente, spiegando con chiarezza le vostre ragioni, senza rancore. In questo modo dimostrerete di essere persone riflessive, equilibrate, con una percezione corretta di voi stessi e delle vostre possibilità e non è detto che non siate dirottati su un'altra posizione aperta o richiamati successivamente per un ruolo più adatto a voi.

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