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100 regole per essere un grande capo

100 (!) regole per essere un grande boss. L'insolita (e corposa) lista arriva ovviamente dagli Stati Uniti - dove il pragmatismo e la mania per lo 'how to do' hanno dato vita a un fiorente mercato di libri, manuali, video e registrazioni per fare (ed essere) praticamente tutto - e come accade il più delle volte in questi casi è un mix di suggerimenti frutto di buon senso, esperienza personale e un po' di sana e immancabile statistica.

L'autrice - la regista, giornalista e coach manager di successo Jill Geisler - ha deciso di redigere la lista dietro le insistenti richieste dei lettori della rubrica che tiene sul magazine online della scuola di giornalismo Poynter Institute e ha pubblicato i suoi 100 consigli per diventare un grande capo suddividendoli in quattro 'puntate' da 25 suggerimenti l'una per dare l'opportunità a tutti gli aspiranti 'great boss' di assimilarli per bene.

Il primo posto della lista è occupato da una regola tanto semplice quanto inosservata: il titolo dà il potere, ma sono l'intelligenza, l'integrità e l'empatia a dare l'autorità. Un monito per tutti boss che fanno del terrore la loro arma di produttività e che è ripreso anche dal punto numero due: per essere capi rispettati e seguiti bisogna avere lo stesso atteggiamento tanto con i propri superiori che con i propri sottoposti.

Al numero tre della lista, un concetto che dovrebbe essere parte integrante anche del vivere civile: assumersi le proprie responsabilità e non nascondersi dietro gli ordini di qualcun altro (leggi in questo caso il mega boss). Consiglio che va di pari passo con i suggerimenti proposti al punto quattro e cinque: ricordarsi che i sottoposti osservano il proprio capo (e dunque comportarsi di conseguenza) e che spendere il proprio tempo per insegnare come fare la cose e quindi delegare è in assoluto uno dei mezzi più potenti che ha un boss per ottenere risultati di successo.

Un concetto, quest'ultimo, ripreso anche nelle posizioni successive della lista: al gradino sei, infatti, la Geisler sottolinea come il 'micromanagement' siano gli impiegati e non il capoufficio, mentre all'otto spiega che delegare aiuta le persone a crescere (e a far funzionare meglio l'azienda) e al nove, infine, insiste sul fatto che 'passare la palla' a un collega non deve significare caricarlo esclusivamente di responsabilità, ma dargli anche l'autorevolezza necessaria a portare a termine con successo il compito affidatogli.

E i punti sette e dieci? Quelli sono riservati alla capacità di ammettere i propri errori e - di contro - di lodare "al momento giusto, spesso, sinceramente e facendo riferimento al caso specifico" i sottoposti che lavorano bene. Un suggerimento, questo, che rimanda alla necessità di collaborare con il proprio team positivamente, riconoscendo meriti e demeriti propri e altrui.

La lista poi continua con tutta una serie di altri consigli tipo "non imporre le proprie idee, ma discuterle", "i remissivi trovino il coraggio di parlare e gli autoritari di tacere" e "bisogna essere generosi nel condividere il merito e onesti nel prendersi le colpe" che forse non sono quanto di più originale e innovativo ci sia in giro, ma che di sicuro potrebbero essere utili a migliorare più di un ambiente di lavoro.

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