Excite

Contratto a progetto: cos'è e come funziona

In un mercato del lavoro asfittico e con poche opportunità professionali per i giovani, le innovazioni introdotte dalla Legge Biagi avrebbero dovuto rendere tanto la normativa che la trattativa più flessibile ed elastica, garantendo maggiori possibilità di impiego. Tuttavia, un utilizzo spesso improprio delle nuove tipologie contrattuali ha contribuito a creare più problemi che benefici. Per sfruttare i reali vantaggi di questi cambiamenti, ecco allora un piccolo vademecum sul contratto a progetto: cos'è e come funziona.

Storia e fondamenti del contratto a progetto

Il Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n°276 e il successivo Decreto Legislativo 6 ottobre 2004, n°251 hanno portato a diverse riforme nell'ambito della normativa inerente il diritto del lavoro e tra queste hanno determinato l'abolizione del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa - il cosiddetto co.co.co - sostituendolo con il contratto a progetto.

Il contratto a progetto deve il suo nome essenzialmente al fatto che è stipulato tra committente e collaboratore sulla base di uno specifico progetto, programma di lavoro o una fase di esso, che deve essere eseguito in modo autonomo dal lavoratore - cioè senza vincoli circa il tempo e il modo per svolgere l'attività - in funzione del risultato finale preventivamente concordato. Caratteristiche peculiari che possono essere indicate in modo schematico come segue:

  • esistenza di un progetto o programma o di una o più fasi di esso;
  • specifica della durata (determinata o determinabile);
  • irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione del lavoro;
  • autonomia del collaboratore (in funzione del risultato);
  • esistenza di un coordinamento con il committente;
  • assenza di vincoli di subordinazione.

L'Articolo 62 del Decreto Legislativo 276/03, infine, stabilisce il contratto a progetto cos'è da un punto di visto 'pratico'. Questa tipologia di collaborazione infatti deve essere attestata da un accordo in forma scritta che deve esplicitare:

  • il progetto;
  • la durata;
  • il corrispettivo per il lavoratore, i criteri per la sua determinazione e i tempi e le modalità di pagamento (comprensivi degli accordi per eventuali rimborsi spese);
  • le misure per la tutela e la sicurezza del collaboratore (dove richiesto);
  • le modalità di coordinamento tra committente e lavoratore per l'esecuzione del progetto. Tali modalità comprendono anche l'aspetto temporale, che però non può essere tale da pregiudicare l’autonomia del collaboratore nello svolgimento dell'attività.

Malattia, infortunio e maternità

Se durante lo svolgimento del progetto il collaboratore si ammala o si fa male, il contratto non viene prorogato, ma si estingue alla scadenza concordata. Nel caso di contratti a durata determinata, se la sospensione dell'attività lavorativa è superiore a 1/6 della durata complessiva della collaborazione il commitente ha diritto a recedere dal contratto, mentre per i contratti a durata determinabile la sospensione deve essere maggiore di 30 giorni lavorativi. In caso di gravidanza il contratto a progetto prevede la facoltà per le lavoratrici di assentarsi per un massimo di 180 giorni, comportando automaticamente la proroga della collaborazione per un analogo lasso di tempo. L'indennità in questo caso è pari all'80% degli emolumenti ricevuti complessivamente nei 365 giorni precedenti all'inizio del periodo di maternità, ma solo nel caso in cui la collaboratrice abbia versato almeno tre mesi di contributi nell'anno precedente.

Proprietà intellettuale e clausola di esclusività

Il contratto a progetto prevede che il collaboratore sia riconosciuto come l'autore intellettuale dell'attività svolta. In base a questo tipo di accordo, inoltre, il lavoratore è libero di seguire contemporaneamente più progetti diversi, a meno di una specifica clausola di esclusività. Infine, la presenza di un patto di riservatezza impone al collaboratore di non divulgare in nessun modo - totalmente o in parte - i contenuti del contratto stipulato e del lavoro assegnatogli.

Clausola di preavviso, rinnovabilità e contribuzione

I contratti a progetto di solito contengono una clausola di preavviso che autorizza il committente a porre termine alla collaborazione con uno o più mesi di anticipo, senza specificare il motivo dell'interruzione e senza che sussistano i presupposti della cosiddetta giusta causa. Per quanto riguarda il rinnovo, invece, questo può essere effettuato infinite volte, sotto forma di nuovo contratto o di prosecuzione di un precedente nel caso in cui il progetto, il programma o la fase siano simili a quelli già eseguiti. L'aspetto previdenziale, infine, stabilisce che i contributi - pari ai 2/3 di quelli INPS - siano versati per 1/3 dal lavoratore e per 2/3 dal committente a una cassa mutua di categoria, la cosiddetta gestione separata.

Quando il contratto a progetto diventa contratto a tempo indeterminato

Molti considerano l'eventualità della trasformazione del contratto a progetto in contratto a tempo indeterminato una leggenda metropolitana, ma è la normativa vigente a prevedere questa possibilità. Se infatti il legislatore dovesse ravvisare l'oggettiva mancanza del progetto (o programma o fase di esso) e dei requisiti di autonomia lavorativa che caratterizzano l'essenza stessa del contratto a progetto, il datore di lavoro sarebbe obbligato a trasformarlo in contratto a tempo indeterminato. Questo però non vale in caso di collaborazioni con la pubblica amministrazione. Per maggiori informazioni sul contratto a progetto, cos'è, gli aggiornamenti e le specifiche si consiglia comunque di fare riferimento al sito del Consiglio Nazionale Economia e Lavoro (cnel.it) e ai singoli sindacati e associazioni di categoria.

Italia - Excite Network Copyright ©1995 - 2019