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Focus sul lavoro minorile: storia e legge italiana

Il lavoro minorile è una realtà. Nascosta, sommersa, raccontata a mezza voce, ma che comunque esiste. Diffuso in tutto il mondo, con punte di particolare gravità nei paesi dove la corsa allo sviluppo è in forte ritardo - come l'estrema Europa, l'Africa, l'Asia, l'Oceania e l'America del Sud - questo fenomeno di carattere sociale è da tempo combattuto con la stesura e la sottoscrizione di trattati internazionali che mirano a contenerlo e, in ultima istanza, a cancellarlo. Qual è in Italia la situazione del lavoro minorile? Che legge lo vieta e/o regolamenta? Scopritelo qui.

    ilo.org

Lavoro minorile: una visione d'insieme

Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), fondata nel 1919 e dal 1946 associata in qualità di agenzia specializzata alle Nazioni Unite, nel mondo sono circa 200 milioni i minori che lavorano e di questi circa 126 milioni lo fanno in situazioni di particolare pericolo, con grave rischio per la loro salute fisica, mentale e morale. Numeri spaventosi ai quali vanno anche aggiunti gli 8 milioni di bambini costretti in schiavitù, tanto come operai in fabbriche di vario genere che in qualità di soldati, trafficanti e/o spacciatori di sostanze stupefacenti e oggetti di commercio sessuale.

Un fenomeno fortunatamente in diminuzione in tutto il mondo - anche se ancora attuale - grazie soprattutto ai provvedimenti promossi dallo stesso ILO e sottoscritti a livello globale. In tal senso il primo passo è stato fatto dalla Convenzione n. 138 - che stabilisce il limite di età minima di idoneità al lavoro - adottata nel 1973 da quasi l'80% degli stati membri e, successivamente, un nuovo importante traguardo è stato raggiunto con la ratifica pressoché unanime nel 1999 della Convenzione n. 182 per contrastare le peggiori forme di lavoro minorile. Due step fondamentali nella lotta contro lo sfruttamento infantile ai quali si aggiunge il Programma per l’eliminazione del lavoro minorile (IPEC), lanciato nel 1992 e accettato da oltre 80 paesi.

In Italia il lavoro minorile sottosta alla Legge 17 ottobre 1967, n. 977 (Tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti), adeguata alle disposizioni della Direttiva Comunitaria 94/33/CE con il Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n.345 e integrata dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 262.

La legge italiana sul lavoro minorile

In materia di lavoro minorile, la legge italiana tutela i minori di 18 anni che abbiano "un contratto o un rapporto di lavoro, anche speciale" distinguendo tra:

  • bambini - soggetti che non hanno ancora compiuto 15 anni o che non hanno ancora assolto all'obbligo scolastico;
  • adolescenti - soggetti di età compresa tra i 15 e i 18 anni che hanno assolto all'obbligo scolastico.

A tale proposito, l'obbligo scolastico rappresenta il parametro discriminante per l'ammissione del minore nel mondo del lavoro, fermo restando il vincolo dei 15 anni compiuti.

La normativa non riguarda invece gli "adolescenti addetti a lavori occasionali o di breve durata” quali:

  • servizi domestici in ambito familiare;
  • prestazioni di lavoro non nocivo, né pregiudizievole, né pericoloso, nelle imprese a conduzione familiare.

In deroga a quanto sopra, in via eccezionale i bambini possono svolgere attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo, pubblicitario e nel settore dello spettacolo, previa autorizzazione della direzione provinciale del lavoro e con consenso scritto dei titolari della potestà genitoriale, purché dette attività non pregiudichino la sicurezza, l'integrità psico-fisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento e/o di formazione professionale.

La normativa italiana dettaglia altresì un elenco di lavori vietati (tutti quelli che espongono il bambino ad agenti chimici, fisici e biologici nocivi e/o pericolosi), precisi limiti di esposizione al rumore e altri relativi allo svolgimento di attività notturne (con alcune eccezioni) oppure che prevedano il trasporto di pesi e sistemi di turni a scacchi. La sicurezza dei lavoratori minorenni è garantita da una specifica valutazione dei rischi e il loro benessere psicofisico da controlli sanitari obbligatori a scadenza prefissata e da severe regole riguardanti il riposo settimanale.

Il mancato rispetto di queste disposzioni da parte tanto dei datori di lavoro che di coloro che esercitano la patria potestà è sanzionata con provvedimenti che prevedono multe di importi a salire in relazione alla gravità dell'infrazione e - nei casi più gravi - anche l'arresto.

Per maggiori informazioni in materia si consiglia di visitare il sito ilo.org, mentre per coloro che si trovassero nella necessità di assumere o far assumere minori il suggerimento è di fare riferimento alle sedi locali dei diversi sindacati per un consulto personalizzato.

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