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Lavoro nero: le sanzioni

L'impiego del lavoro nero, nonostante le sanzioni, non tende a diminuire. A farne le spese sono soprattutto le categorie più deboli: donne, giovani ed immigrati. L'entità del problema ha spinto il legislatore ad indurire le sanzioni, aumentando soprattutto l'importo delle multe che potranno essere comminate al datore di lavoro che ne fa uso.

Multe e reclusione: un mix per scoraggiarne l'impiego

Per l'impiego del lavoro nero sono previste sanzioni civili ed amministrative, oltre che sanzioni penali. Le sanzioni civile e amministrative sono articolate secondo il seguente schema per i lavoratori subordinati, a seguito della circolare 38/2010 emanata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali:

  • mancata iscrizione all'Inps della posizione del lavoratore: da 1500 a 12 mila euro, con l'aggiunta di 150 euro di sanzione per ogni giorno di effettivo lavoro, per ciascun lavoratore. Nel caso in cui le posizioni vengano regolarizzate in un secondo momento le sanzioni diventano: da 1000 a 8000 euro, con l'aggiunta di 30 euro per ogni giorni di effettivo lavoro;
  • mancato versamento dei contributi obbligatori: maggiorazione del 50% sull'importo dei contributi non versati, e fino a 2 anni di reclusione;
  • omesso versamento contributi previdenziali: multa di 1032 euro e fino a 3 anni di reclusione;
  • versamento dei contributi in ritardo: se il datore di lavoro, provvede spontaneamente (entro 12 mesi dalla scadenza del termine previsto per il pagamento dei contributi) a regolarizzare il versamento dei contributi, verrà applicata una sanzione tra i 100 e i 500 euro.

Le novità introdotte dalla circolare non si applicano nei casi in cui non sia ravvisabile l'ipotesi di rapporto di lavoro subordinato. Per ciò si applica la precedente normativa ai contratti di collaborazione (quali co.co.co o a progetto o anche i collaboratori domestici).

Sanzioni per i datori di lavoro dei collaboratori domestici

Per i lavoratori domestici le sanzioni potranno essere:

  • omessa comunicazione all'Inps dell'assunzione, modifica o cessazione del rapporto di lavoro: sanzione da 200 a 500 euro per ogni lavoratore coinvolto;
  • mancata iscrizione all'Inps della posizione del lavoratore: da 1500 a 12 mila euro, con l'aggiunta di 150 euro di sanzione per ogni giorno di effettivo lavoro, per ciascun lavoratore;
  • mancato versamento dei contributi obbligatori: il minimo è di 3000 euro, indipendentemente dalla durata, ed il calcolo viene effettuato applicando un tasso del 30%, su base annua, sull'importo dei contributi non versati, fino ad un massimo del 60%;
  • versamento dei contributi in ritardo: se il datore di lavoro, provvede spontaneamente (entro 12 mesi dalla scadenza del termine previsto per il pagamento dei contributi) a regolarizzare il versamento dei contributi, verrà applicata una sanzione al tasso vigete al momento del pagamento, fino ad un massimo del 40% sull'importo dovuto o sui versamenti residui. Se manca questo requisito la sanzione è quella del mancato pagamento.

Lavoro nero: sanzioni più mirate per il sommerso

Attraverso la circolare 38/2010, il ministero del lavoro ha tentato di scoraggiare l'accesso al lavoro nero con sanzioni più pesanti e mirate. Tuttavia la 'maxi-sanzione' recentemente inserita, non si rivolge a tutte le categorie di lavoratori, lasciando una zona d'ombra che ne potrebbe ridurre l'efficacia. L'aspetto più controverso è quello legato al ruolo degli ispettori, ed alle interpretazioni, che potranno essere date sulla condotta del datore di lavoro.

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