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L'Italia agli ultimi posti per l'alternanza scuola lavoro

Scuola e lavoro sono decisamente un binomio vincente, anche se per l'Italia si tratta di un'assoluta novità. Non a caso è slittata agli ultimi posti nella classifica dei giovani che fanno esperienze di alternanza scuola lavoro nei paesi della Comunità Europea. In Italia, infatti, i giovani incontrano sempre molte difficoltà prima di inserirsi nel mondo del lavoro, e più della metà, tra i 20 e i 35 anni di età, svolge un lavoro che non ha alcuna pertinenza con il percorso di studi precedentemente intrapreso. Negli altri paesi, invece, l'alternanza scuola lavoro rappresenta una concreta possibilità di crescita culturale e tecnica poiché consente di far acquisire ai giovani le competenze utili per proporsi con successo nel mondo del lavoro. Una prassi, che, evidentemente, permette di ridurre la voragine che si è venuta a creare tra domanda e offerta di lavoro.

In Francia, ad esempio, l'alternanza scuola lavoro si concretizza nell'opportunità di ottenere il diploma svolgendo un periodo di apprendistato e con un regolare stipendio. Il contratto di apprendistato, previsto per chi ha assolto l’obbligo scolastico, permette di acquisire una formazione pratica fornita dall'azienda stessa. Mentre, la formazione teorica è a carico dei centri di formazione apprendisti. In Germania, l'alternanza scuola lavoro, funziona in maniera diversa, e il modello adottato si avvicina maggiormente a quello proposto in Italia. L'alternanza scuola lavoro è garantita dalla Fachoberschule. Si tratta della scuola professionale a tempo pieno, con un sistema d'istruzione duale che si svolge in parte a scuola, dove viene offerta una preparazione teorica, e in parte in azienda, dove si acquisiscono le competenze tecniche. I corsi possono essere di durata biennale o triennale e si accede dopo il diploma d’istruzione secondaria inferiore.

In Spagna, invece, la formazione di grado intermedio, alla fine del percorso di studi, offre la possibilità di seguire dei corsi formativi di durata annuale che prevedono periodi di formazione sul posto di lavoro. Il modello inglese, è un po' una mosca bianca. L'alternanza formativa, infatti, è prevista negli ultimi anni d'istruzione secondaria superiore, che offre la possibilità di di svolgere periodi lavorativi di due settimane per ogni anno. L'istruzione non obbligatoria, invece, prevede lo svolgimento di un'attività lavorativa per acquisire una qualifica professionale.

L'Italia, ahinoi, non se la passa tanto bene e come dicevamo all'inizio non spicca tra i paesi europei avvezzi all'alternanza scuola lavoro. Tuttavia, le iniziative in questa direzione, che sono cresciute costantemente nel tempo tanto che oggi si contano 87 sportelli provinciali operativi, hanno coinvolto più di 10.000 studenti tra licei, istituti tecnici e professionali, e un numero di 3.000 imprese disponibili ad ospitare i ragazzi da impiegare nello svolgimento di stage aziendali. La diffusione degli stage è più capillare al Nord, soprattutto in Lombardia, in Veneto, in Piemonte e in Emilia Romagna. Al Centro spicca il Lazio e tra le regioni del Sud, raggiungono numeri rilevanti solo la Sicilia e la Puglia. In questo senso, degno di nota è il 'Progetto Polaris' promosso dalle Camere di commercio, ovvero, un portale di sportelli destinati a favorire l’incontro tra domanda e offerta di tirocini formativi attraverso banche dati che consentono l’inserimento dei curriculum degli studenti e delle offerte di stage da parte delle aziende.

(foto © Freedigitalphotos.com)

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