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Angelo Ovidi, l'intervista da Londra | Italiani per il mondo

Secondo appuntamento della nostra rubrica sugli italiani per il mondo. Protagonista dell'intervista di oggi è Angelo Ovidi da Londra. Ecco i suoi consigli.

Di dove sei e com'era la tua vita prima di lasciare l'Italia?
Sono nato a Marta, un bellissimo paesino sulle rive del Lago di Bolsena, nel territorio di Viterbo. Faccio parte della generazione che, per cosi' dire, ha portato il Web in Italia. Lavoro nel mondo IT da tempi dell'Università e ho accumulato un'esperienza notevolissima che mi ha portato a coprire anche ruoli di estrema responsabilità sia in piccole società che in multinazionali del software e dei servizi telematici. Prima di lasciare l'Italia vivevo ad Ostia, a sud di Roma e mi recavo al lavoro in città tutti i giorni da bravo pendolare.

Di cosa ti occupi attualmente?
Attualmente sono diviso tra due attività: esperto di sistemi per una grossa multinazionale Americana della sicurezza informatica e fondatore di una startup nel mondo dell'Energia, in particolare la ricerca di tecnologie green per la produzione e il risparmio di elettricità per i datacenters.

Perchè te ne sei andato dall'Italia?
Nella mia vita ho avuto la fortuna e la voglia di viaggiare molto, soprattutto per lavoro. Ho imparato ad apprezzare le possibilita' che il muovermi all'estero in alcuni paesi (soprattutto nord Europa e USA) poteva garantirmi. Non e' banalmente solo una questione di miglior salario. Ne' tantomeno di qualita' della vita. A mio parere chi si muove all'estero e' perche' vede un percorso di evoluzione di fronte a se': in Italia, per mia esperienza, ci si muove in un ambiente in cui ci sono poche solide societa', spesso anche collegate tra loro da strette relazioni di mercato e con piccoli margini di profitto. In pratica si e' intrappolati in una situazione stagnante: si ringrazia il cielo di avere un lavoro e quindi molte volte si accetta di lavorare in condizioni estremamente pesanti, a stipendio minimo. D'altronde il cambiare società quando possibile non porterebbe ad una situazione migliore come gia' spiegato. Inoltre si lavora spesso in un mondo 'padronale' in cui il direttore fondatore fa 'micro-management', in altre parole ha controllo diretto su tutte le funzioni aziendali, impedendo la crescita manageriale e la responsabilizzazione dei propri dipendenti. Il lavoratore si ritrova quindi solo a fare il necessario per non perdere il lavoro e sopravvivere visto che non ci sono ne' le risorse per crescere, ne' per proporre. E in molto casi si disamora totalmente del proprio lavoro. Ho sentito spesso dire che gli Italiani lavorano meno dei loro colleghi Europei. Questo e' assolutamente falso, anzi posso testimoniare che in moltissimi casi in Italia si lavora molto di piu': solo che si lavora male, nel senso di disorganizzati, frustrati e quindi inefficienti.

Come mai ha scelto Londra per vivere?
E' successo un po' per caso. Stavo valutando da anni di andarmene ma inizialmente avevo pensato di muovermi a Stoccolma, in Svezia, dove avevo degli amici, o nel sud della Germania, dove avevo partecipato a varie conferenze di settore. Avevo parlato delle mie idee alla mia compagna che decise anche lei di cominciare a cercare lavoro fuori. Ironia volle che lei trovasse lavoro prima di me e ricevesse un offerta da Londra. A quel punto spostai la mia attenzione sull'Inghilterra e, per ovvi motivi, accelerai il processo di ricerca. Dopo poco trovai una buona offerta di lavoro, passai tutti i colloqui, inizialmente telefonici, poi di persona e lasciai l'Italia, tra l'altro in un momento in cui lo stress lavorativo stava realmente diventando un problema per la mia stessa salute. Questa scelta avvenuta per caso si dimostro' azzeccata. Ho un grande rispetto per la nazione in cui vivo. In UK ho trovato ambienti di lavoro in cui ci sono piu' regole da rispettare ma in cui mi viene data anche la possibilita' di gestire il mio lavoro indipendentemente e crescere. Mi sento rispettato in quello che faccio e apprezzato. Inoltre ogni iniziativa di business e' facilitata dal governo. Vengono date opportunita'. Lavora duro, otterrai qualcosa. Inoltre anche umanamente mi sono pian piano inserito nel tessuto sociale a dispetto della visione 'ostile' o fredda che spesso si ha dell'Inghilterra. Tra la gente ho trovato lo stesso rispetto che al lavoro. Mi piace anche il fatto che, almeno nella zona di Londra, si vive in un ambiente realmente multiculturale e interreligioso senza nessun problema. I miei colleghi di lavoro vengo da quattro nazioni di origine diverse. Qui la diversita' e' spesso una ricchezza. Non e' il paradiso, lavoro molto, ma almeno credo di fare qualcosa di utile a me stesso e agli altri. Mi piace molto la filosofia inglese del 'Work hard, play hard' (Lavora duro e poi stacca la spina e divertiti). In Italia spesso abbiamo o solo il duro lavoro oppure il divertimento senza lavoro.

Tornerai in Italia?
In Italia ho la mia famiglia, le mie radici e in qualche modo la porto con me in quello che sono, che penso e nel mio terribile ma divertente accento inglese. Ma al momento non ho piani di tornarci a vivere.

Qual è la cosa che ti manca di più dell'Italia?
Il colore del cielo, la cucina, una serata d'estate a guardare le stelle. La poesia e la bellezza che tutti amano e che dovrebbe essere alla base di quello che l'Italia dovrebbe valorizzare. Quando gli Italiani vanno all'estero la cosa che li rende unici e apprezzati e proprio questo lato artistico, la fantasia e la passione che ci viene dalla nostra terra. La cosa che invece ci mette in ridicolo e' la chiacchiera da bar, l'iperbole, l'irrazionalita' e il lamentarsi senza risolvere i problemi. In Inghilterra la lezione base e': non funziona, quindi va riparato subito. Magari non nel modo piu' elegante ma che funzioni. Poi ci dedichiamo ai fronzoli e ai dettagli. 'That'll do' - 'Questa cosa dovrebbe bastare'. Ecco perche' la genialita' viene premiata: perche' se incastrata in un sistema semplice e efficiente, lo arricchisce.

Qual è la cosa che manca di meno dell'Italia?
Il caos, l'inefficienza, il sistema clientelare e familiare. Il fatto che le posizioni di privilegio e responsabilita' vengano sempre date ad un amico creando una serie di rapporti non scritti che impediranno a questo paese di trasformarsi in una societa' piu' giusta per tutti. Eppure da queste relazioni e caos emergono anche gli aspetti positivi dell'arte dell'arrangio e della genialità. Secondo me o si accetta come l'Italia e' e si smette di mugugnare o si cambia qualcosa sul serio cominciando a comportarsi qualche volta non 'all'Italiana'... non c'e' uscita.

Raccontaci in breve la tua esperienza
Credo di aver detto gia' molto. Sono in UK da quasi sei anni e non mi sono deciso a tornare. Credo che per tutti valga una domanda base: che cosa si vuole dalla propria vita. Se la risposta e' amici, famiglia, sole, mangiar bene, allora non ha senso allontanarsi da uno dei posti piu' belli al mondo. Se la risposta e' invece cercare di fare qualcosa di importante, evolversi nella professione, cambiare vita, dare un'opportunita' in piu' anche a chi ci sta vicino e ai figli in un posto meno poetico ma meno caotico allora bisogna fare le valigie. E comunque consiglio a tutti di conoscere e confrontare. Anche una piccola esperienza fuori puo' farci tornare in Italia con occhi piu' aperti e magari nuove idee per fare bene anche in Italia.

Leggi anche: Come lavorare a Londra

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