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Apprendistato, le ultime novità introdotte dal decreto Poletti

Il contratto di apprendistato, tra le tante forme contrattuali a disposizione dei datori di lavoro, è uno di quelli che ha ottenuto meno successo. Il tutto, probabilmente, dovuto alla soglia di assunzione degli apprendisti fissata al trenta per cento dall’ex ministro Fornero. Il decreto Poletti, recentemente approvato dal governo di Matteo Renzi ha eliminato questa soglia e si spera possa rilanciare questa forma contrattuale.

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Tipologie di contratti da apprendista

Ci sono tre tipologie di contratto da apprendista, tutte comunque dedicate ai giovani di età compresa tra i quindici ed i ventinove anni. Il contratto base, per i lavoratori tra i quindici ed i venticinque anni, è l’apprendistato per la qualifica ed il diploma. Sono due, invece, le tipologie dedicate ai lavoratori di età compresa tra i diciotto ed i ventinove anni. Innanzitutto c’è l’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere ed infine l’apprendistato di alta formazione e ricerca.

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Caratteristiche e formazione

Le caratteristiche comuni a tutte e tre le tipologie di contratto di apprendistato sono diverse. La durata è fissata in tre anni. Durante questo periodo l’azienda potrà usufruire di un sistema contributivo estremamente agevolato. In termini pratici si parla di un’aliquota pari al cinquanta per cento di quella normale. In caso di azienda con meno di nove dipendenti questa aliquota sostanzialmente si annulla.

Durante il periodo di assunzione temporanea l’apprendista verrà sottoposto ad un periodo di formazione professionale pari a centoventi ore all’anno. La formazione, però, diversamente da prima non ricadrà totalmente sull’azienda, ma sugli enti regionali con i quali le aziende potranno collaborare solo in via facoltativa.

Il primo stipendio per i laureati

Le ore che l’apprendista spenderà per la formazione verranno retribuite dall’azienda in forma ridotta. La percentuale della retribuzione è del trentacinque per cento di quella ordinaria. Questa percentuale può variare se i contratti collettivi nazionali prevedono una tipologia differente di retribuzione.

Restano in vigore le altre norme che riguardano la presenza di un tutor, il divieto di retribuzione a cottimo, la presenza di un contratto scritto e tutte le tutele assicurative e sanitarie del caso.

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