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Apri un negozio? No, un temporary store

La stagionalità si è ormai diffusa anche nel mondo del commercio e dal 2005, a partire dall'Inghilterra, l'idea dei temporary store ha contagiato anche l'Italia. Molte persone che cercano delle forme di auto-impiego, in tempi di crisi, volendo al contempo minimizzare i rischi d'investimento, ricorrono a questa soluzione, sfruttando la vicinanza di occasioni festive o di certi periodi dell'anno.

Nascono così dei negozi, che possono restare aperti da alcuni giorni ad un mese, massimo due, e che contraddicono le tradizionali affermazioni del marketing, basate sulla necessità di creare una relazione duratura. La relazione col cliente sarà allora tutta focalizzata su altri aspetti: sulla curiosità, sul senso di urgenza derivante dalla necessità di affrettarsi prima che lo store chiuda, sulla irrepetibilità e/o unicità dell'acquisto, sull'emozionalità derivante dalle condizioni d'acquisto. I marchi che sfruttano questa idea sono sempre di più: Nivea, Reebok, Levi's, Saeco, sono solo alcune delle aziende che hanno aperto un temporary shop. Dato che l'idea funziona è stata traslata anche nell'e-commerce con i web temporary store e in altri settori, come quello della ristorazione.

Rappresenta chiaramente anche una soluzione che le stesse aziende del retail stanno prendendo in considerazione, affittando spazi espositivi al loro interno e trasformandosi più in agenzie immobiliari che società di vendita al dettaglio. E' il caso, ad esempio, di Coin, che ha esteso lo spazio destinato al suo interno a favore dei temporary. E' chiaro allora che tanto per chi investe in questi negozi che per chi affitta spazi all'interno delle proprie catene si tratta comunque di una forma di minimizzazione del rischio, anche per testare la fattibilità di certe iniziative.

(foto © freedigitalphotos.net)

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