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Ecco come avere una paga senza dover lavorare

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Dove lo Stato non arriva, si inseriscono banche e assicurazioni che provano (pur con diverse finalità rispetto al pubblico) ad offrire servizi ai cittadini in qualche modo sostitutivi delle sempre meno efficaci forme di assistenza del welfare universale.

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Chi perde il posto di lavoro oggi in Italia e cioè migliaia di persone ogni anno, non ha a disposizione grandi “paracadute” a parte la classica indennità di disoccupazione trasformata in Aspi e Naspi dalla Legge Fornero quattro anni fa, peraltro a beneficio di una percentuale limitata di destinatari.

E così, in mancanza di solide certezze, l’eventualità di ricorrere a una polizza diventa a dir poco interessante, specialmente quando il lavoratore è messo nelle condizioni di conoscere bene e col dovuto i rischi di licenziamento o di chiusura dell’attività per la quale presta il servizio in base al contratto di riferimento.

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Peccato che la maggioranza degli italiani sia ancora all’oscuro dell’esistenza di assicurazioni “ad hoc” contro la perdita del lavoro, in altri Paesi ben più diffuse come soluzione-tampone per più o meno brevi periodi di disoccupazione non coperti da misure assistenziali di matrice pubblica.

Si tratta di tre opzioni, una delle quali vede la medesima persona nel ruolo di intestatario e beneficiario, un’altra il datore di lavoro responsabile dell’erogazione del trattamento come benefit aziendale e l’ultima con la banca chiamata a chiedere garanzia al cliente per il rischio di insolvenza nel mutuo.

In teoria, l’indennizzo in questione riguarderebbe sia i titolari di contratti a tempo indeterminato che le categorie degli “atipici”, anche se in quest’ultimo caso il premio da corrispondere diventa molto alto.

Nella pratica, l’Italia conosce esclusivamente sulla carta, o meglio ignora quasi del tutto tale forma di polizze dedicate ai lavoratori a rischio per un semplice motivo: lo scarso interesse da parte delle banche e delle compagnie assicurative alla concessione di servizi poco remunerativi e spesso “controproducenti” per chi li gestisce.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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