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Arrivederci Italia: il lavoro all'estero mi attende

Tra il 2008 e il 2009 si è verificato un boom di cancellazioni dall’anagrafe. In un solo anno la quota di espatriati è balzata da 61.671 (2008) a 80.597 (2009). Parliamo solamente di connazionali che hanno cambiato residenza, senza dunque tenere conto di chi vive all’estero, ma ancora non si è deciso a segnalarlo ufficialmente. La quota annuale di espatri è quasi raddoppiata in 15 anni. Sempre secondo l’Istat, i laureati italiani emigrati all’estero nel 2008 sono stati 6.500 circa. Uno su cinque si è trasferito in Gran Bretagna. A seguire Germania (11%), Svizzera (10,1%), Francia (8,7%) e Stati Uniti.

E' evidentemente una fuga che costa cara all'Italia. Il costo l'ha provato a calcolare l'Icom (Istituto per la Competitività), in un'indagine commissionata dalla Fondazione Lilly, che promuove la ricerca medica, e dalla Fondazione Cariplo. Negli ultimi 20 anni l'Italia ha perso 4 miliardi di euro. La cifra corrisponde a quanto ricavato dal deposito di 155 domande di brevetto dei quali l'inventore principale è nella lista dei top 20 italiani all'estero e di altri 301 brevetti ai quali diversi ricercatori italiani emigrati hanno contribuito.

Ma quante e quali possono essere le figure più ricercate all'estero? Sul sito dell'EURES, non filtrando alcuna categoria, si può notare come attualmente nel database ci siano 358.381 impieghi in Inghilterra, in Francia 30.888, in Germania 255.366 e in Svizzera 1.853. Anche soltanto da queste cifre si capisce quali sono le locomotive attuali della ripresa economica. Ma quali figure ricercano? Le figure ricercate sono di tutti i tipi. Si va dai System Analyst, ai servizi di Customer Relations, a figure più commerciali come il Teleseller o il Sales Executives, a servizi di Home Care Assistant. In sostanza di ogni genere.

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