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Articolo 18, i cambiamenti della riforma 2012

L'Articolo 18 fa parte della Legge n.300 del 20 maggio 1970, meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori, e nella sua formulazione originale affronta e disciplina la casistica dei licenziamenti illegittimi, comprendendo con questo termine quelli ingiustificati, effettuati per ragioni discriminatorie e/o senza comunicazione dei motivi. Si capisce pertanto perché i sindacati e in particolare la Cgil abbiano sempre guardato con sospetto a qualsiasi tipo di modifica, temendo ripercussioni negative sui lavoratori. Tuttavia, per rilanciare l'occupazione, il governo Monti ha scelto di porre mano proprio a questo baluardo: ecco allora alcune cose da sapere sul nuovo Articolo 18, con i cambiamenti della riforma 2012.

Articolo 18: com'è e come diventerà

Per il nuovo articolo 18, i cambiamenti della riforma 2012 prevedono sostanzialmente l'estensione della sua validità a tutte le aziende, anche quelle con meno di 15 dipendenti (o di 5 se agricole), l'applicazione in ogni contratto - non solo quelli dei neoassunti - e una differente gestione dei licenziamenti illegittimi e per motivi economici, come sintetizzato per punti nei paragrafi seguenti.

Licenziamento per motivi economici

Il licenziamento per motivi economici sussiste se un'azienda deve rinunciare all'attività svolta da uno o più dipendenti (fino a un massimo di 4 in 120 giorni) per esigenze tecniche, organizzative o produttive. Con la normativa attuale, se il giudice riscontra la mancanza di un motivo economico oggettivo può decidere il reintegro del lavoratore e quest'ultimo può scegliere se accettarlo oppure chiedere un indennizzo, che di solito comprende una somma per i danni subiti, gli stipendi non percepiti dal momento del licenziamento e 15 mensilità aggiuntive. Con il nuovo Articolo 18, invece, decade la possibilità del reintegro, mentre permane il risarcimento, che viene pagato in un numero di mensilità variabile da 15 a 27 in base alle dimensioni dell'azienda, all’anzianità di servizio e alle iniziative intraprese dall'ex dipendente per trovare un nuovo lavoro. Se invece il motivo economico è ritenuto valido e oggettivo, in entrambi i casi non sussistono nè il reintegro nè l'indennizzo.

Licenziamento per motivi disciplinari

Ci si trova di fronte a un licenziamento per motivi disciplinari quando il lavoratore viola in modo significativo gli obblighi contrattuali e/o compie un illecito penalmente perseguibile. Con l'attuale Articolo 18, se il giudice non riscontra l'oggettività del motivo disciplinare, il dipendente può scegliere tra il reintegro o l'indennizzo, come nel caso del licenziamento per ragioni economiche. Con la nuova normativa, invece, se il fatto non sussiste oppure non è contemplato dalla tipologia contrattuale cui afferisce il lavoratore, il giudice può decidere per il reintegro e il pagamento di un indennizzo (pari alle mensilità di retribuzione perse durante la sospensione) oppure, se la motivazione del licenziamento non è valida per altre ragioni, per il pagamento di un risarcimento variabile da 15 a 27 stipendi, in base alle dimensioni dell'azienda, all’anzianità di servizio del lavoratore e al comportamento delle parti coinvolte.

Licenziamento per motivi discriminatori

Si parla di licenziamento per motivi discriminatori quando un'azienda allontana un dipendente per le sue idee, le attività svolte all'interno e/o fuori (per esempio all'interno di un sindacato) oppure per ragioni legate alla razza, al sesso, alla lingua, alla religione, alla politica. In tal caso, se la discriminazione viene accertata, tanto l'attuale forma che quella futura dell'Articolo 18 prevedono che il giudice annulli il licenziamento e disponga il reintegro del dipendente, a meno che quest'ultimo non opti per un indennizzo, erogato nelle forme previste sopra.

Articolo 18: i timori di sindacati e lavoratori

L'articolo 18, i cambiamenti della riforma 2012 e le altre misure incluse nel piano per rilanciare l'occupazione sono argomenti guardati con sospetto e preoccupazione tanto dai lavoratori che dai sindacati, anche se i diversi organi istituzionali promotori e sostenitori delle innovazioni ritengono che la strada percorsa sia necessaria per creare nuovi posti, a partire da una flessibilità reale che tuteli i dipendenti senza 'spaventare' le aziende. Affermazioni che, però, non sembrano tranquillizzare gli italiani, già contrari al nuovo contratto Fiat modello Pomigliano, entrato tuttavia in vigore dal 1° gennaio 2012.

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