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Articolo 18, cosa cambia col Jobs Act di Renzi: indennizzo per licenziamenti economici, meno cause di lavoro

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L’aspetto più rilevante della riforma “renziana” del lavoro nota ai più come Jobs Act consiste nell’abrogazione del vecchio articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, o meglio di quanto di tale norma rimaneva in vigore nell’ordinamento italiano.

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Non ci sarà più la possibilità in caso di licenziamento economico di chiedere e ottenere il reintegro in azienda, fatta salva l’eventualità che l’allontanamento dal posto di lavoro avvenga per motivi discriminatori o disciplinari senza giustificazione e con marcati profili di illegittimità.

Verranno ridotti drasticamente, pertanto, i margini per l’azione legale davanti all'autorità giudiziaria e vi saranno procedure più snelle (e rapide) a beneficio dell’impresa che d’ora in poi sarà tenuta soltanto al versamento di una indennità al singolo lavoratore licenziato.

Grazie al riconfermato consenso della maggioranza in Parlamento, compresi i dissidenti del Pd tornati sui loro passi in nome della lealtà al governo, il premier Matteo Renzi e il ministro delle Politiche Sociali Giuliano Poletti si accingono così a portare a termine una riforma di portata storica, sul solco di quanto già fatto dai predecessori di centrodestra Maroni-Sacconi e successivamente dai tecnici “bocconiani” con la legge Fornero.

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L’obiettivo di mettere mano all’articolo 18 era un cavallo di battaglia delle forze liberiste, ma soltanto col potere contrattuale a livello politico dell’attuale presidente del Consiglio il definitivo superamento della norma di maggiore peso (non esclusivamente simbolico) dello Statuto dei Lavoratori sembra ormai cosa fatta.

In base al pacchetto di provvedimenti denominato su input del segretario democratico Jobs Act, le tutele per chi entra nel mondo del lavoro saranno attenuate almeno nella fase immediatamente seguente all’assunzione, mentre nel corso degli anni insieme all’anzianità di servizio andranno a crescere progressivamente anche le garanzie.

A parziale compensazione del duro colpo alla disciplina in difesa della stabilità del vincolo tra imprese e dipendenti, sul piatto della bilancia in vista di una ripresa dei dialogo coi sindacati, il governo offrirà incentivi mirati alla formula del tempo indeterminato, definita dal legislatore come “prevalente” rispetto alle altre tipologie di contratti.

Occorrerà attendere la concreta traduzione nei futuri decreti delegati del provvedimento appena sottoposto nelle sue linee generali al voto delle Camere, per conoscere quali saranno gli eventuali correttivi, in un senso o nell’altro, concordati tra Palazzo Chigi e parti sociali, con l’ala sinistra della maggioranza a sostegno del Rottamatore in posizione mediana e pronta a fare da ponte per evitare strappi troppo laceranti con l’elettorato progressista.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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