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Bloomia ad Excite: "Ecco l'app che assiste i pazienti" (Intervista esclusiva)

  • Fonte Foto Bloomia

Il tema dell’imprenditoria giovanile in questo periodo, soprattutto nel Bel Paese, è un argomento molto caldo. La disoccupazione è uno dei problemi principali di questo Paese, taglia le gambe a tanti ragazzi che studiano e si specializzano per poi rimanere fermi alcuni mesi (se sono fortunati), senza poter mettere in pratica le proprie conoscenze.

Ma c’è qualcuno che mette in moto il cervello e dà vita a qualcosa di geniale, ma soprattutto innovativo. Stiamo parlando di Bloomia e questa è l’intervista che ci hanno rilasciato i tre ragazzi fondatori della nuova startup che si pone come obiettivo principale quello di supportare i pazienti nella gestione autonoma della propria malattia. Mischiare la tecnologia con necessità di vecchia data è quello che si sono proposti di fare Gabriele Sedda, Benedetto Buratti e Giacomo Travaglini.

Lavorare in proprio come artigiano: il necessario per iniziare l'attività

Puoi descrivere il nome dell’azienda?

Il nome Bloomia deriva dalla parola bloom, che in inglese significa sbocciare e ha due significati: il primo è connesso all’estetica del dispositivo, visto che se viene aperto e guardato dall’alto ricorda un fiore sbocciato (e anche il logo cerca di riprendere questi concetti). Il secondo significato è connesso al rifiorire dell’anziano, o del paziente più in generale, che sarà in grado di vivere la propria malattia in totale autonomia e quindi con maggiore dignità.

In cosa consiste la vostra startup?

Bloomia in questo momento è tante cose: in primis è appunto una startup che vuole risolvere definitivamente il problema della mancata aderenza alle cure farmacologiche, problematica di cui non si sente ancora parlare abbastanza e che ogni anno è causa di milioni di ospedalizzazioni nel mondo (il più delle volte, a nostre spese).

La nostra soluzione consiste in un portapillole intelligente, diviso in 8 box contenenti ciascuno una tipologia di farmaco, un braccialetto che svolge la funzione di reminder e un’applicazione per smartphone e per computer. Il funzionamento è molto semplice: una volta che viene caricato il portapillole con i farmaci prescritti dal medico, si può settare una cura, tramite l’applicazione, e decidere quali e quanti farmaci far erogare al portapillole in diversi momenti della giornata e schedulare una terapia settimanale (il tutto anche a distanza). Una volta fatto ciò, il paziente dovrà indossare il nostro braccialetto/reminder che inizierà a vibrare quando è giunto il momento dell’assunzione. Inoltre, visto che il bracciale e il portapillole possono “comunicare”, qual’ora il paziente non si avvicini al dispositivo al momento dell’assunzione, il sistema invierà una notifica al tutore, avvisandolo se non sono state assunte le medicine.

Bloomia è anche un blog che tratta tematiche d’interesse collettivo. Con i nostri contenuti vogliamo diventare un punto d’incontro, il più bilanciato possibile, tra gli anziani e i più giovani, trattando tematiche che permettano interazioni fra i due mondi. A breve sarà pronto un vero e proprio palinsesto, con appuntamenti giornalieri e contenuti quali: articoli sul nostro blog, video, interviste e aggiornamenti sul progetto.

Quando è nata l’idea e come è iniziata a funzionare?

L’idea è nata a notte fonda, durante InnovAction Lab, un seminario/competizione gratuito che ti insegna come presentare un’idea imprenditoriale di fronte agli investitori.

Eravamo a ridosso della prima deadline: dovevamo presentare il team, vincolante fino alla fine del percorso, e un’idea, non vincolante. Dopo svariati brainstorming (in cui erano state tirate fuori le idee più assurde ), verso le 4 del mattino, Benedetto (il CEO di Bloomia) vede, come in un’apparizione provvidenziale, il nonno che con difficoltà deve ricordare quando e quali farmaci assumere. Come un fulmine a ciel sereno, quella visione gli permette di vedere dietro un problema, che la sua famiglia vive nella quotidianità, un’opportunità. Ce lo descrive e ci rendiamo conto che è sentito da milioni di famiglie nel mondo: da una parte, una persona anziana che, vista l’età, non si ricorda quando e quali farmaci assumere; dall’altra i figli di quest’ultima, che vivono questa situazione con angoscia e preoccupazione. Trovata l’idea, InnovAction Lab ti fornisce i giusti stimoli e pochi ma ottimi strumenti; ti indica una strada che poi bisognerà percorrere da soli e che porterà soddisfazioni solo se si dedica anima e corpo al progetto. Si inizia creando un modello di business, si studiano gli attuali protagonisti del mercato di riferimento (se ci sono) e si inizia a validare l’idea. Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da fare, ogni giorno ostacoli nuovi che, se superati, portano a soddisfazioni sempre più grandi.

A volte invece prendi solo porte in faccia ed è in quei momenti che si vede se una persona è tagliata o meno per questo mestiere.

Chi fa parte della vostra startup?

Attualmente al progetto stanno lavorando 9 persone (chi più, chi meno, a seconda di quello che serve). Matteo, Tommaso e Lorenzo sono i nostri programmatori assassini :) e si stanno occupando dello sviluppo dell’applicazione. Benedetto Buratti in qualità di CEO di Bloomia si occupa di un sacco di cose ed in questo momento si sta concentrando sulla ricerca di finanziamenti; nel tempo libero sta sviluppando tutta la parte hardware del portapillole. Giacomo Travaglini è il nostro CTO, anche lui ha partecipato ad InnovAction Lab ma con un’altra startup. Al momento sta gestendo la parte relativa al reminder e alle interazione che quest’ultimo dovrà avere con tutto il sistema. Poi ci sono io, Gabriele Sedda, unico profilo economico del team; attualmente do una mano dove serve e mi sto concentrando particolarmente sul creare una community attorno a Bloomia (mi raccomando, seguiteci!). Nel tempo libero (tempo cosa?), studio e scrivo il Business plan.

Enrico Sedda, architetto di professione ma designer per passione, sta gestendo la parte relativa al design e alla progettazione 3d del dispositivo. Lo studio Cano-Manca ci supporta per le questioni legali.

Qual è il valore aggiunto della vostra startup?

Abbiamo studiato i nostri competitor e nessuno di loro ha sviluppato un dispositivo che è capace di comporre una dose farmacologica in completa autonomia. Il nostro portapillole sarà dotato di una connessione GSM che comunicherà con il server rendendo non necessaria la presenza fisica del tutore (il parente) sul posto, e rendendolo adatto ad essere utilizzato in ambienti in cui non vi è la presenza di un WIFI.

Quali sono i vostri obiettivi nel medio/lungo termine?

Nel breve periodo ci stiamo impegnando per trovare un programma di accellerazione che ci dia le risorse economiche e il networking necessario per sviluppare un prodotto di questo tipo.

Nel lungo periodo contiamo di diventare una vera e propria stazione di telemedicina capace di dare il giusto supporto ai pazienti più anziani che devono seguire cure farmacologiche e monitorare periodicamente parametri come glicemia e pressione, intercettando quel trend che vede progressivamente spostare l’analisi di determinati parametri vitali dalle strutture ospedialiere ai domicili privati.

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