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Call center in crisi: a rischio 13 mila lavoratori

Secondo i dati del 'Quarto Rapporto sulla dinamica occupazionale nei call center in outsourcing', realizzato dalla Slc Cgil e diffuso oggi in occasione della Terza conferenza nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dei call center, 13 mila lavoratori sono a rischio.

In Lombardia, i posti di lavoro in bilico sono 1.800, 1.600 in Piemonte, 350 in Veneto, 700 in Liguria, 450 in Emilia Romagna, 450 in Toscana, 230 nelle Marche, 1.100 nel Lazio. Non va meglio scendendo al Sud: 700 addetti a rischio in Abruzzo, 600 in Campania, 1.600 in Calabria: 480 in Basilicata, 1.100 in Puglia, 380 in Sardegna, e 1.450 in Sicilia.

La crisi dei call center, come denuncia il sindacato di categoria, non è legata tanto alla crisi economica che ha investito l'intero Paese, ma è soprattutto il frutto di scelte sbagliate da parte del Governo. Per Susanna Camusso, ledear della Cgil, uno dei problemi maggiori a cui non è stata data ancora una risposta adeguata è quello delle delocalizzazioni, a cui si aggiunge la scarsità di controlli, che ha favorito e continua a favorire il dilagare del fenomeno del lavoro nero. Inoltre, il 77,2% degli addetti è costituito da donne, tuttavia, spetta poprio alle donne una minor stabilizzazione contrattuale.

Il sindacato di categoria, perciò propone il ripristino dell'osservatorio nazionale sui call center presso la Presidenza del Consiglio, la determinazione a livello nazionale di un'unica tabella di costo medio orario del lavoro per dipendenti del settore costumer care; il riconoscimento del settore call center come settore industriale a tutti gli effetti e l’istituzione di un piano straordinario di lotta all'illegalità e all’evasione assicurativa e contributiva.

(foto © Freedigitalphotos.com)

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