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Cambio mansioni: le cose da sapere

Nelle aziende italiane, grandi o piccole che siano, capita spesso che i lavoratori si ritrovino a svolgere attività diverse da quelle stabilite all'atto dell'assunzione. Il cosiddetto cambio mansioni è previsto dalla legge, ma deve avvenire nel rispetto di precisi parametri e vincoli. Ecco allora una breve guida per sapere quando è legittimo e per tutelarsi da eventuali abusi.

Cambio mansioni: che cos'è e come funziona

L'Articolo 2103 del Codice Civile (modificato dall'Articolo 13 dello Statuto dei Lavoratori) prevede che "il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione". Una dicitura che sta a significare che il cambio mansioni può avvenire solo in senso migliorativo o al più prevedere lo svolgimento di attività equivalenti per contenuti e responsabilità (oggettivamente identificabili in base al livello d'inquadramento previsto dal contratto collettivo) e che la retribuzione deve sempre essere adeguata.

Il passaggio a mansioni inferiori è generalmente illegittimo, ma in rarissime ipotesi può essere contemplato, come per esempio in caso di esigenze organizzative dell'azienda (per ragioni eccezionali e per un periodo di tempo limitato) e apprendimento di nuove tecniche da parte del lavoratore, mentre per quanto concerne la retribuzione, sempre l'Art. 2103 del C.C. afferma che non può subire riduzioni (irriducibilità della retribuzione). Questo principio, tuttavia, non trova applicazione quando essa non dipende tanto dal livello professionale, quanto dai tempi e dai modi di svolgimento dell'attività lavorativa (per esempio disagi/rischi connessi alla stessa).

Il cambio mansioni può essere comunicato al dipendente in qualsiasi forma (a meno che il contratto collettivo non preveda diversamente) e, se non dipende dalla necessità di sostituire a tempo determinato un lavoratore assente ma in organico, diventa definitivo dopo un periodo che varia a seconda del CCNL di riferimento, ma che comunque non è mai superiore a tre mesi.

Cosa fare se il cambio mansioni è illegittimo

Se il cambio mansioni è illegittimo (mobilità verso il basso o demansionamento), il lavoratore può rifiutarsi di eseguire la nuova attività assegnatagli senza il rischio di incorrere nel reato di insubordinazione, sempre che sia disponibile a svolgere le mansioni per le quali è stato assunto o altre equivalenti.

Se invece il cambio mansioni è legittimo, ma il datore di lavoro si rifiuta di riconoscere un adeguamento di inquadramento e retribuzione, il dipendente deve comunque eseguire la nuova attività assegnatagli, pena la violazione degli obblighi contrattuali e il rischio di essere licenziato o di incorrere in una richiesta di risarcimento. Tuttavia, decorsi i termini previsti dai singoli CCNL perché il cambiamento diventi definitivo, ha la possibilità di fare causa al datore di lavoro per vedersi riconoscere la nuova mansione tanto a livello contrattuale che retributivo.

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