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Cerchi lavoro? Verrai scartato se usi Facebook in modo improprio: ecco cosa non pubblicare

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di Simone Rausi

Dopare il curriculum o scrivere la più brillante delle lettere di presentazione non basta più. Se vuoi ottenere il lavoro per cui ti stai candidando assicurati anche di curare al meglio il tuo profilo Facebook. La tua lode con tanto di bacio accademico potrebbe essere vanificata da una tua foto senza pantaloni all’Oktoberfest; il tuo master biennale a Londra potrebbe valere zero se tra le tue amicizie c’è gente poco raccomandabile; la tua esperienza decennale buttala pure alle ortiche se hai appena messo like su tutti i post di Sara Tommasi.

Chi usa Facebook in ufficio rischia il posto di lavoro

Ebbene si, sarà anche duro da accettare, prendetela come l’ennesima violazione della vostra privacy, ma il 35% dei recruiter dichiara di “controllare” abitualmente i profili Facebook dei candidati che valuta. Il dato emerge dall’annuale ricerca "Work Trends Study", commissionata da Adecco, che in Italia ha coinvolto 2742 candidati e 143 reclutatori. Lontani i tempi in cui i disoccupati rispondevano agli annunci di lavoro pubblicati sul giornale. Oggi il 64% dei recruiter cerca le sue “teste di serie” proprio sul web. Secondo le previsioni di Adecco, entro due anni, due terzi dei candidati per un posto di lavoro verranno individuati attraverso una ricerca internet e, naturalmente, social. A cosa bisogna stare attenti, quindi, nella pubblicazione di contenuti su Facebook?

Lo studio vi consiglia, con precisione, cosa evitare. In particolare, pubblicare foto improprie costituirebbe motivo di scarto per il 20% dei casi mentre aver dato informazioni non coerenti con il cv peserebbe per il 18%. Attenzione pure a eventuali commenti negativi sul lavoro attuale, sul capo o sull’occupazione precedente (11%). Gli status di tipo discriminatorio, paradossalmente, conterebbero (vi farebbero, cioè, scartare) solo nell’8.4% dei casi.

Facebook rimane sempre il social più controllato, in quanto mantiene il primato di più diffuso e popolare, ma anche Twitter, Instagram e, naturalmente, Linkedin vengono presi in considerazione. E non pensate di aggirare la questione con un profilo privato e non pubblico. Dareste l’impressione di avere qualcosa da nascondere, di essere persone poco aperte o incline alla socialità…

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