Excite

Come risolvere i conflitti a lavoro

I rapporti tra le persone non sono facili in generale e quando si tratta di relazioni tra colleghi o tra subordinati e superiori ci si può trovare a gestire situazioni davvero complesse. Se non si riesce a evitare di essere coinvolti in piccole-grandi 'guerre di potere', ma carattere, ruolo o atteggiamento portano allo scontro, ecco allora alcuni consigli su come risolvere i conflitti a lavoro.

Strategie per risolvere i conflitti a lavoro

I parenti non si scelgono e capi e colleghi neppure. Per questa ragione è quasi inevitabile che in ogni ufficio si creino situazioni di tensione, quando non apertamente di conflitto. Nonostante gli appelli al buonsenso, all'educazione e al 'fare buon viso a cattivo gioco', infatti, quando stress e fatica si fanno sentire le persone tirano fuori la propria vera natura, molte volte con conseguenze devastanti. Se capita, allora, la prima cosa da fare è capire a che tipo di problematica ci si trova di fronte: tra i consigli su come risolvere i conflitti a lavoro, l'identificazione della loro natura risulta fondamentale.

Come spiega infatti Claudia Steger, psicologa presso la Leadership Faculty della Credit Suisse Business School, i contrasti sul posto di lavoro possono essere di due tipi, acuti oppure cronici. I primi sono i classici litigi violenti, ma di breve durata: in questo caso la cosa migliore è parlarne subito, apertamente, cercando di mantenere i toni pacati. Se come capita la maggior parte delle volte lo scontro è dovuto a un momento di particolare difficoltà che coinvolge i diretti interessati oppure l'intero ufficio, la situazione è destinata a rientrare naturalmente non appena le condizioni di lavoro tornano alla normalità.

I secondi invece sono di più difficile gestione, perché di solito si manifestano con una tensione continua, subdola, che può sfociare in dispetti e/o in azioni più o meno smaccate che hanno come obiettivo di danneggiare la persona cui sono rivolti, sia da un punto di vista privato che professionale. In tal caso, il suggerimento della Steger è di osservare le dinamiche di ufficio per riconoscere gli atteggiamenti ostili - per esempio mail inviate sistematicamente in copia conoscenza anche ai capi/superiori, pettegolezzi, gesti di indifferenza o insofferenza - e quindi di affrontare il collega facendogli presente le azioni compiute e chiedendone spiegazione. Per evitare di far immediatamente mettere l'interlocutore sulla difensiva e non passare per vittime o visionari, nel confronto è molto importante fare riferimento a situazioni reali, oggettive, e utilizzare toni pacati e frasi interrogative, non accusatorie, come per esempio: "forse mi sbaglio, ma mi sembra che... Sei d'accordo? Cosa ne pensi? Possiamo risolvere la situazione insieme?".

Se il dialogo non va a buon fine o, peggio, rischia di far degenerare ulteriormente la situazione, il consiglio della Stetger, allora, è di rivolgersi a un terzo - un collega anziano, un capo - che faccia da mediatore oppure, in casi estremi, all'ufficio del personale, che nelle aziende più strutturate di solito prevede anche un servizio di consulenza e coaching per la risoluzione dei conflitti.

Dal conflitto al mobbing

Come risolvere i conflitti a lavoro quando sembra che tutto l'ufficio sia contro un singolo? Se l'oggetto delle ostilità ha un comportamento professionale e personale inoppugnabile, il rischio è quello di trovarsi di fronte a un caso di mobbing. Secondo dati ufficiali, in Italia sono circa 1 milione e mezzo i mobbizzati, ma nonostante ciò c'è ancora una forte resistenza nel considerare il fenomeno un problema e affrontarlo come tale. Chi si trova in questa situazione, allora, può rivolgersi a una delle associazioni che lottano contro il mobbing, come per esempio la MIMA (mimamobbing.org) e tramite l'aiuto dei consulenti che vi lavorano elaborare una strategia per affrontarla e uscirne vincenti.

lavoro.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017