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Come stipulare un contratto di lavoro occasionale di tipo accessorio

Gli studenti che vogliono guadagnare qualcosa, così come coloro che percepiscono una prestazione a sostegno del reddito (per esempio l'indennità di disoccupazione) che non basta loro per vivere, si trovano spesso nella spiacevole situazione di vedersi costretti ad accettare attività da svolgere 'in nero'. I primi perché il più delle volte i datori di lavoro non hanno intenzione di spendere tempo e soldi per regolarizzare una prestazione occasionale, i secondi perché non vogliono perdere il sussidio per un impiego di breve durata o magari senza garanzie. I rischi, evidentemente, sono elevati per tutti, ma nessuno sembra intenzionato a cambiare comportamento. Eppure una soluzione c'è, come per esempio stipulare un contratto di lavoro occasionale di tipo accessorio, che non prevede grattacapi burocratici e/o costi aggiuntivi per i datori di lavoro e può essere applicato anche a chi percepisce la disoccupazione.

Il contratto di lavoro occasionale di tipo accessorio

Prima di capire come stipulare un contratto di lavoro occasionale di tipo accessorio, è necessario comprendere tra quali soggetti può essere sottoscritto, per quali ambiti e in che termini. Questa tipologia contrattuale è stata introdotta con la Legge Biagi e successivamente definita dalla Legge n. 133 del 6 agosto 2008, dalla Legge n. 33 del 9 aprile 2009 e dalla Legge n. 191 del 23 dicembre 2009 (Finanziaria 2010, oltre che da cinque Circolari Inps. Essa prevede che il datore di lavoro (committente) possa beneficiare di prestazioni nella completa legalità - con copertura assicurativa Inail contro eventuali incidenti - e che il lavoratore (prestatore) si trovi nella condizione di integrare eventuali altre entrate in modo riconosciuto dallo Stato - quindi con accantonamento previdenziale presso l'Inps e copertura assicurativa presso l'Inail - senza imposizioni fiscali e senza perdere lo status di disoccupato o inoccupato.

La legge riconosce come committenti per questo contratto:

  • famiglie;
  • privati;
  • aziende;
  • imprese familiari;
  • imprenditori agricoli;
  • enti senza fini di lucro;
  • enti locali (in tutti i settori lavorativi quando il prestatore è un pensionato, uno studente con meno di 25 anni o un lavoratore in mobilità, in cassa integrazione, in disoccupazione ordinaria o edile oppure solo per lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di strade, parchi, edifici e monumenti in tutti gli altri casi);
  • committenti pubblici (solo per lavori di emergenza e solidarietà)

e come prestatori:

  • pensionati;
  • studenti con un età compresa tra i 16 e i 25 anni, regolarmente iscritti presso un istituto scolastico (di ogni ordine e grado), solo durante i periodi di vacanza e i weekend se minorenni (e con autorizzazione scritta dei genitori), in qualsiasi periodo dell'anno se maggiorenni e universitari;
  • lavoratori in mobilità, in cassa integrazione, in disoccupazione ordinaria o edile;
  • cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno;
  • casalinghe.

In generale, i prestatori possono lavorare fino a un tetto massimo di 5.000 euro netti (6.660 euro lordi) per singolo committente nell’anno solare, mentre per chi percepisce una prestazione integrativa o di sostegno al reddito (per esempio la disoccupazione) il limite è di 3.000 euro netti, complessivi per anno solare e non per singolo committente.

Come si stipula il contratto di lavoro occasionale di tipo accessorio

Come stipulare un contratto di lavoro occasionale di tipo accessorio? Diversamente da tutti gli altri casi, qui non è necessario rivolgersi a un consulente del lavoro e/o un commercialista. Per assumere un dipendente con questa tipologia è infatti sufficiente acquistare presso l'Inps - con una procedura cartacea o telematica - degli specifici buoni lavoro (voucher) emessi dallo Stato e con questi pagare i lavoratori. Detti buoni possono essere da 10 o 50 euro l'uno e possono essere riscossi dai prestatori presso una sede Inps, un centro per l'impiego o una tabaccheria autorizzata. Ogni voucher comprende quota previdenziale e assicurativa e una percentuale per il gestore del servizio (l'Inps), per cui al netto il loro valore per il lavoratore è, rispettivamente, di 7.50 e 37.50 euro. Ogni buono non utilizzato è completamente rimborsabile, pertanto il committente che decide di usarli è tutelato anche nel caso in cui restasse con alcuni in giacenza.

Per maggiori informazioni in merito, si rimanda ai siti inps.it e lavoro.gov.it.

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