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Come vendere l'olio di propria produzione

I consumatori italiani, e non solo, sono sempre più esigenti. La crisi, le campagne per un'alimentazione sana e una sempre maggiore consapevolezza hanno cambiato faccia alla spesa e così, con un occhio al portafoglio, la nuova tendenza è quella di acquistare cibi genuini, magari comprandoli direttamente dal produttore. Accorgimento quest'ultimo che abbatte il costo finale e permette di portarsi a casa generi alimentari di qualità. Ecco allora alcuni consigli per gli olivicoltori su come vendere l'olio di propria produzione e mettere in piedi un piccolo business di successo.

Vendita di olio di propria produzione: il regolamento

Il nuovo interesse dei consumatori verso prodotti genuini a basso costo ha spinto molti olivicoltori a non limitare la propria attività al conferimento delle olive presso le aziende di trasformazione, ma a produrre autonomamente, mettendoli di fronte a un interrogativo non da poco: come vendere l'olio di propria produzione? In base al Decreto Legislativo 228/01, Articolo 4, gli imprenditori agricoli in generale, e gli olivicoltori in particolare, possono vendere direttamente al dettaglio i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende e i loro derivati. La vendita può essere effettuata su tutto il territorio nazionale e, insieme alla produzione, deve essere condotta nel rispetto delle regole igieniche e sanitarie vigenti.

Se l'olivicoltore è interessato a un commercio itinerante (quindi se vuole vendere su un banco al mercato, per dire) deve presentare un'apposita domanda presso il Comune dove si trova la sua azienda, mentre se vuole vendere in un'area pubblica fissa o in un negozio la domanda va inoltrata all'attenzione del sindaco del Comune di competenza. Infine, se l'area adibita allo smercio è interna all'azienda, la vendita è un diritto del coltivatore diretto o imprenditore agricolo e può essere effettuata senza la DIA. In tutti questi casi, se il reddito non è superiore ai 7.000 euro, si rientra nel regime agevolato, che consente di pagare solo le tasse sul reddito agrario e dominicale ed esonera dall'obbligo di tenere registri contabili ed emettere fattura, prevedendo invece la ricevuta fiscale nella vendita diretta o l'autofattura per la vendita a un grossista.

Da ultimo, è bene ricordare che non possono esercitare l'attività di vendita diretta gli imprenditori agricoli che hanno riportato condanne con sentenza passata in giudicato per reati in materia di igiene e sanità o di frode nella preparazione degli alimenti nel quinquennio precedente all'inizio dell'esercizio dell'attività.

Vendita di olio di propria produzione: la burocrazia

Ma come vendere l'olio di propria produzione, concretamente? Come visto in precedenza, le opzioni sono due: la vendita itinerante e la vendita su aree pubbliche o in locali aperti al pubblico. Per entrambe va compilato un apposito modulo, sul modello del seguente fac-simile:

Oggetto: vendita al dettaglio dei prodotti agricoli da parte dei produttori Al Sig. Sindaco di ----------- Il sottoscritto... nato a... il... residente a... in via..., n... per conto (specifica se per conto proprio o per quale associazione o persona giuridica)... di professione... conduttore del fondo denominato... situato in località... di questo Comune, nel quale viene effettuato la coltivazione di... intende vendere al dettaglio la propria produzione permanente dal... al... nei locali situati in... Chiede pertanto la relativa autorizzazione. Il richiedente... (firma)

al quale devono essere allegati l'iscrizione al registro delle imprese e, come da Decreto Legislativo 228/01, "la specificazione dei prodotti di cui s'intende praticare la vendita e delle modalita' con cui si intende effettuarla, ivi compreso il commercio elettronico".

Nel caso della vendita itinerante la domanda va inoltrata (tramite raccomandata con ricevuta di ritorno) al Comune dove si trova l'azienda, mentre nel caso della vendita su aree pubbliche o in locali aperti al pubblico il referente è il sindaco del Comune competente. Una volta fatta la richiesta, se entro 30 giorni non si riceve alcuna comunicazione, vale il silenzio assenso e si può iniziare a vendere.

Per maggiori informazioni si consiglia comunque di fare riferimento alle AUSL locali, all'ufficio SIAN (Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione) e alle strutture della Coldiretti.

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