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Contratti di lavoro, dimissioni e licenziamenti

Verba volant scripta manant, recita il detto latino. Soprattutto nei rapporti di lavoro, è fondamentale che ogni dettaglio venga definito per iscritto nel contratto. Spesso però, si tende a non leggere il contratto con la dovuta attenzione. Perché troppo lungo, scritto in un linguaggio tecnico-giuridico, e magari anche con caratteri troppo piccoli.

Come per il contratto, che segna l'inizio del rapporto di lavoro, anche le dimissioni, che ne segnano invece il termine, vanno date per iscritto. Sia nel caso di dimissioni volontarie, che di licenziamento stabilito dal datore di lavoro. Il lavoratore può in qualunque momento presentare le dimissioni, sempre che rispettino i termini di preavviso previsti dal contratto.

In caso contrario, può vedersi obbligato a pagare all'azienda un importo pari alla retribuzione che avrebbe percepito per il periodo di preavviso. Per quanto invece riguarda il licenziamento, esso può verificarsi solo per giusta causa, vale a dire qualora sussistano motivi strettamente inerenti all'attività lavorativa. Se il lavoratore non dovesse trovarli giusti, dispone di 60 giorni di tempo per impugnare il licenziamento.

Sempre che si tratti di contratto a tempo indeterminato, perché nel caso di un contratto a progetto, ad esempio, giusta o meno che sia la causa, all'azienda basterà attendere la scadenza del termine per vedere cessati i propri obblighi nei confronti del lavoratore. E questi non avrà nulla da impugnare e non potrà pretendere alcun indennizzo.

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