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Contratti di lavoro: ecco i più diffusi

Sono molti i contratti di lavoro che regolamentano i rapporti tra aziende e lavoratori, la maggior parte dei quali prevedono una scadenza temporale.

Solo il contratto a tempo indeterminato garantisce la possibilità per il lavoratore di svolgere le sue mansioni fino all’età pensionistica, salvo ovviamente l'eventualità in cui decida di recedere dal contratto secondo i termini stabiliti. Questo rapporto lavorativo è disciplinato da un Contratto Nazionale a seconda della categoria lavorativa di appartenenza.

Il contratto a tempo determinato, o contratto a termine, stabilisce invece una tempistica che può essere di qualche mese o di anni, trascorsi i quali c’è la possibilità di rinnovo del contratto o la trasformazione del contratto in uno a tempo indeterminato.

Nuove forme di lavoro modulato e flessibile sono state introdotte nel 2003 dal decreto attuativo della Legge 30/2003. Si tratta ad esempio del tanto discusso contratto a progetto che prevede l’impegno in un progetto specifico o in alcune fasi del lavoro.

La caratteristica fondamentale di questa tipologia contrattuale è l’autonomia del collaboratore che di fatto non dovrebbe seguire orari d’ufficio tradizionali rimanendo comunque sempre ben coordinato con il proprio datore di lavoro.

Il contratto di collaborazione occasionale prevede invece una durata complessiva che non deve superare i 30 giorni durante l’anno solare e i 5 mila euro di guadagno con lo stesso committente.

C’è poi il contratto di apprendistato, un rapporto nel quale il datore di lavoro è tenuto a impartire la formazione al lavoratore.

Chi vuole conoscere nel dettaglio tutta la regolamentazione dei contratti di lavoro e nello specifico le varie tipologie può visitare il sito del ministero del Lavoro.

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