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Cos'è il periodo di prova?

Le aziende, prima di assumere il dipendente in via definitiva, possono stipulare un contratto di lavoro che preveda un periodo di prova, chiamato anche patto di prova. Il fine, è quello di valutare la convenienza reciproca alla continuazione o meno del rapporto di lavoro. Il periodo di prova può essere pattuito nell'ambito di qualsiasi tipo di rapporto subordinato, dal tempo determinato al part time, sino a quello di apprendistato.

Per legge, la durata del periodo di prova non può superare i 6 mesi per tutti i lavoratori, e di 3 mesi per gli impiegati non aventi funzioni direttive, tuttavia, nel contratto individuale, i termini previsti dallacontrattazione collettiva possono essere aumentati o ridotti a seconda delle necessità. Alcuni contratti, prendono in considerazione anche l'ipotesi di sospendere il periodo di prova in caso di gravidanza, malattia e infortunio, le assenze, così, vengono escluse dal calcolo totale dei giorni di prova. Mentre le assenze che rientrano nello svolgimento fisiologico del rapporto, come ad esempio ferie, festività e riposi settimanali sono ricomprese nel calcolo.

Il patto di prova deve essere siglato contestualmente alla stipula del contratto di lavoro, e prima di iniziare il rapporto, in caso contrario viene considerato nullo e il rapporto assume carattere definitivo. Inoltre, deve essere sottoscritto da entrambe le parti, altrimenti, anche in questo caso, il contratto viene considerato nullo e si converte in rapporto definitivo. La clausola che prevede il periodo di prova deve contenere l'indicazione precisa delle mansioni affidate al lavoratore. La mancanza di simili dettagli, costituisce motivo di nullità del patto, con immediata conversione dell'assunzione in definitiva.

Al termine del periodo di prova, entrambe le parti sono libere di recedere dal contratto o di continuare il rapporto di lavoro, e in questo caso è sufficiente che l'attività lavorativa continui anche per poco tempo dopo la scadenza della prova. Le parti non sono obbligate a dare un periodo di preavviso per il recesso, tuttavia deve essere coerente con la causa del contratto e non senza motivi leciti da parte del datore di lavoro.

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