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Tagli al debito sì, ma a quello cattivo

Il debito pubblico non è sempre un male. È bene infatti distinguere, come ha ammonito Jacques Attali, tra debito buono e debito cattivo. Nel primo caso, l'illustre economista francese si riferisce agli investimenti pubblici destinati a innovazione, ricerca, scuola, tecnologia e start-up, indispensabili per sostenere la crescita di un paese. Per debito cattivo, invece, intende gli sprechi e gli eccessi del pubblico impiego, sui quali si devono concentrare i tagli alla spesa pubblica.

'Sarebbe molto grave - ha ammonito l'economista presente ieri a Roma- se il debito buono venisse ridotto assieme a quelle cattivo.' Convinto europeista, Attali non si stanca di ripetere la gravità della minaccia del debito pubblico in Europa e, in particolare, in Italia.

Alludendo alla situazione politica nazionale ha spiegato che la prima preoccupazione del mercato è assicurarsi che ci sia 'un pilota che guida l'aereo'. Cosa dovrebbe fare allora l'Italia per ridurre il debito pubblico? L'economista ha indicato alcune possibili soluzioni.

Innanzitutto un piano triennale, dettagliato e credibile, che riporti il rapporto debito/Pil al 70% entro il 2020. Dismettere gli assets pubblici e il patrimonio immobiliare dello Stato, sarebbe altresì una misura utile. Solo però se i compratori fossero italiani, altrimenti sarebbe politicamente e socialmente inaccettabile. Jacques Attali si è inoltre detto convinto sostenitore dei bond europei proposti da Giulio Tremonti per finanziare ricerca, innovazione e tecnologia. Un ulteriore passo, a suo dire, nella direzione di una Europa federale.

(foto © babelio.com)

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