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Dimissioni in bianco: cosa sono, come difendersi

Nell'ambito della riforma del lavoro 2012, il Ministro del Welfare Elsa Fornero ha promesso l'impegno del governo contro le dimissioni in bianco, una pratica spesso utilizzata dalle aziende per licenziare gli impiegati senza il rischio di incorrere in qualche causa legale. Le dimissioni in bianco, infatti, il più delle volte sono usate per 'liberarsi' di una lavoratrice in maternità, un dipendente non 'gradito' o per ridurre personale e costi in periodi di crisi. Ma come funzionano e in quale modo è possibile difendersi?

Dimissioni in bianco: che cosa sono e normativa vigente

Quella della dimissioni in bianco è una pratica illegale che consiste nel far firmare al dipendente, all'atto dell'assunzione, un foglio in bianco da poter utilizzare tanto come minaccia che come effettiva lettera di dimissioni. Un'abitudine molto diffusa in Italia, stando a quanto riportano i dati ufficiali: sono 2 milioni le persone alle quali nel 2011 è stata imposta la procedura e di queste la maggior parte è donna, con 800 mila licenziamenti accertati per l'aver dovuto sottostare a questa prassi illegale.

Fino al 2007 l'unico modo per difendersi è inviare al datore di lavoro, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, una diffida all'uso delle stesse oppure redigere una scrittura privata in cui si dichiara la non volontà di dimettersi e il carattere vessatorio dell'atto (rendendo di fatto nulle le dimissioni), ma con la Legge del 17 ottobre 2007 n. 188 e il successivo Decreto attuativo del 21 gennaio 2008 le cose sembrano volgere finalmente a favore dei lavoratori. In base a tali provvedimenti, infatti, per dare le dimissioni il dipendente deve recarsi presso un intermediario abilitato dal Ministero del Lavoro, compilare uno speciale modulo online, caratterizzato da un codice di identificazione progressiva e con una durata limitata di quindici giorni, e quindi consegnare personalmente la documentazione in azienda. Una procedura volta a impedire la sottoscrizione anzitempo e l'uso improprio e discrezionale.

Dopo una prima semplificazione, che stabilisce che il dipendente può compilare autonomamente il foglio, senza l'ausilio di intermediari accreditati dallo Stato, il Decreto Legge del 25 giugno 2008 n. 112 tuttavia abroga completamente la normativa, riportando lo stato delle cose al periodo ante 2007. Per difendersi dalle dimissioni in bianco, dunque, fino all'entrata in vigore delle nuove norme previste dalla riforma del lavoro 2012, gli unici mezzi sono la diffida e la scrittura privata.

Dimissioni in bianco e maternità

Contro le dimissioni in bianco imposte alle donne per motivi legati proprio al loro essere donna - tra i quali, su tutti, la maternità - e prima della notizia del nuovo provvedimento previsto dalla riforma del lavoro 2012, il sito petizionepubblica.it ha avviato una campagna di raccolta firme per rispristinare la Legge 188/2007 chiamandola, appunto, '188 firme per la legge 188 contro le dimissioni'. A promuoverla "188 donne autorevoli", che il 6 marzo 2012 hanno presentato il testo della richiesta, sottoscritto da migliaia di persone, al Presidente del Consiglio Mario Monti, ai presindenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani, al ministro Fornero e alle deputate e senatrici di tutti i gruppi parlamentari.

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