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Diritto di sciopero: storia e novità

Lo sciopero è il mezzo storicamente a disposizione dei lavoratori per protestare contro ogni forma di prevaricazione o limitazione dei loro diritti, per mostrare solidarietà a colleghi di altre categorie e/o a realtà analoghe a quella in cui operano e, infine, per ottenere miglioramenti relativi al posto di lavoro o al salario. Ma quali sono gli aspetti legali di questa forma di dissenso? Che cosa prevede il diritto di sciopero e come è regolato? Scopritelo qui.

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Il diritto di sciopero: storia e legislazione

Il primo sciopero nazionale, in Italia, si registra nel 1904, in Sardegna, a seguito dell'uccisione di quattro minatori sardi durante una rivolta operaia da parte delle truppe inviate dal governo presieduto da Giovanni Giolitti. E' lo stesso Giolitti, tuttavia, a scongiurare un bilancio peggiore, proprio lasciando svolgere lo sciopero senza intervenire con la forza per bloccarlo. Gli anni successivi, caratterizzati prima dalle due guerre e poi da un mutamento storico nell'assetto politico e sociale del Paese, portano quindi nel dicembre del 1947 alla pubblicazione della Costituzione della Repubblica Italiana, sancendo anche la legittimità del diritto di sciopero, contemplato nell'Articolo 40 della stessa. Detto Articolo garantisce dunque ai lavoratori la possibilità di utilizzare l'astensione collettiva dal lavoro come mezzo di protesta e/solidarietà, mentre la Legge 12 giugno 1990 n. 146 fissa modalità e tempi della stessa, prevedendo anche le sanzioni da applicare in caso di violazione e la cosiddetta 'precettazione', cioè la possibilità da parte del governo di annullare lo sciopero nei settori definiti 'strategici', come Pubblica Sicurezza, Trasporti e Sanità.

Lo Statuto dei Lavoratori promulgato nel 1970, invece, stabilisce che qualsiasi forma di limitazione o impedimento del diritto di sciopero (così come di ogni attività sindacale) è un reato che va sotto il nome di condotta antisindacale e, come tale, è vietato (Articolo 28). Tra le forme di condotta antisindacale vi sono, per esempio, la decurtazione della paga degli scioperanti in percentuale maggiore del salario giornaliero e l'assunzione di altri lavoratori per sostituirli.

Da ultimo, la legge vieta di considerare lo sciopero come 'giusta causa' per il licenziamento e ciò vale anche nel caso di mancato rispetto della precettazione. Azione che, per parte sua, è considerata reato di interruzione di pubblico servizio e come tale sanzionata in base all'Articolo 340 del Codice Penale.

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Diritto di sciopero: novità dall'Europa

Il 21 marzo 2012 la Commissione Europea ha varato un testo dal titolo "Consigli di regolamentazione dell'esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel contesto della libertà d'impresa e della garanzia dei servizi" commissionato da Barroso a Mario Monti prima che quest'ultimo diventasse Premier. Detto testo, secondo gli esperti, è un vero e proprio attentato alla libertà di sciopero, perché prevede che i diritti dei lavoratori siano, in ultima istanza, subordinati alla ragione economica, che in soldoni significa: se l'astensione collettiva dal lavoro lede gli interessi della produttività e dunque inficia lo sviluppo, allora non può essere messa in pratica. Poiché la Commissione non ha il potere di emendare il documento, ma soltanto di proporre delle modifiche, il timore dei sindacati e delle associazoni di categoria è che il testo passi tal quale, con gravi ripercussioni per la stessa legittimità del diritto di sciopero.

Nonostante alcuni correzioni effettuate prima della consegna al Parlamento Europeo, infatti, la sostanza resta sempre la stessa, al punto da spingere l'ufficio giuridico della Cgil a dichiarare che "i rischi di impatto sui sistemi di relazioni sindacali sono ridimensionati, seppur non scongiurati" e a chiedere al consesso di Strasburgo di prendere decisioni atte a tutelare il modello sociale europeo.

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