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Disoccupazione Istat febbraio 2014, record negativo per l'Italia: 42,3% di giovani senza lavoro

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Continua a crescere l’esercito dei disoccupati in Italia, ormai lanciato verso percentuali da record assoluto. Gli ultimi dati resi noti dall’Istat sull’aumento della platea di giovani senza lavorosono a dir poco preoccupanti, ma altrettanto serio è il quadro relativo alle persone in cerca di occupazione dopo la perdita dell’impiego così come degli inoccupati di lungo corso.

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Nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni, in particolare, nel mese di febbraio del 2014 si è raggiunta la punta del 42,3% con una impennata rispetto al 2013 calcolata in 3,6 punti percentuali, anche se rispetto al mese di gennaio si è registrato una lieve inversione di tendenza.

I numeri che arrivano dal più autorevole degli istituti di ricerca su scala nazionale sembrano qualcosa in più di un semplice campanello d’allarme, alla luce di un trend negativo ormai costante e mai scalfito dai vari provvedimenti messi in atto dai governi succedutisi in questi anni. Dal 2000 in poi, diverse sono state le riforme approvate ed applicate dagli esecutivi con o senza il consenso delle parti sociali: dalla legge Biagi alla Fornero, passando per le tante revisioni delle normative sull’occupazione, nulla è rimasto come prima in materia di mercato del lavoro.

Contrariamente a quanto avvenuto in altre parti dell’Eurozona, in Italia la perdita di unità lavorative è stata e rimane tuttora inarrestabile, come certifica l’ennesima rilevazione ufficiale con una chiarezza ineccepibile. Il tasso di disoccupazione è arrivato alla vetta del 13% corrispondente a 3 milioni e 307 mila persone prive di un impiego, aumentando di oltre un punto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Un primato, quello confermato ufficialmente da queste tabelle, che porta il nostro Paese a toccare il fondo dopo 10 anni dall’introduzione delle serie mensili di statistiche relative all’occupazione. Quadro che si tinge ancora più di nero, se si pensa che dal 1977 ad oggi, i peggiori risultati registrati sul piano occupazionale dal sistema italiano sono proprio quelle appena comunicate dall’Istat. Lo spettro della Grecia, in un contesto simile, non può che tornare ad aleggiare sulla parte più debole del Vecchio Continente.

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