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Esodati, chi sono?

In seguito alla riforma delle pensioni attuata dal ministro Elsa Fornero, sono comparsi all'improvviso e con prepotenza alla ribalta della scena economica nazionale i cosiddetti 'esodati'. Una categoria dai contorni non meglio definiti, che rende lecita la domanda 'gli esodati, chi sono?'. Per provare a capire qualcosa di più di questa fascia di persone e della loro condizione, ecco allora una breve guida.

Esodati: gli ex lavoratori nel limbo

Esodati, chi sono? La domanda è lecita alla luce delle conseguenze della riforma delle pensioni attuata dal governo Monti, che ha spostato in avanti l'età per ritirarsi dall'attività lavorativa, precipitando molte persone in una situazione drammatica: ritrovarsi disoccupati, senza la possibilità di ricevere l'assegno mensile guadagnato con anni di contributi versati regolarmente.

Gli esodati, infatti, sono tutti quei lavoratori che, prossimi alla pensione, hanno deciso di lasciare il lavoro dietro corresponsione da parte della propria azienda di una buonuscita-ponte, firmando il licenziamento o accettando di essere messi in mobilità. Una soluzione diffusa nell'imprenditoria italiana per cercare di far quadrare i conti di spese sempre più alte e introiti sempre più bassi, che tuttavia, alla luce delle nuove disposizioni in merito all'età pensionabile, ha dato origine a una situazione altamente critica.

Un problema che non interessa:

  • coloro che hanno raggiunto i requisiti nel 2011 e sono in attesa della finestra mobile introdotta dal ministro Sacconi nel 2010 (12 mesi per i dipendenti, 18 per gli autonomi);
  • chi ha risolto il rapporto di lavoro o ha accettato di farlo nell'ambito di una procedura collettiva di mobilità conclusa entro il 4 dicembre 2011;
  • i dipendenti pubblici che entro il 4 dicembre 2011 hanno chiesto di essere esonerati dal servizio
  • i collocati in mobilità lunga;
  • i lavoratori che prima del 4 dicembre 2011 hanno ricevuto il via libera alla prosecuzione volontaria della contribuzione;
  • coloro che entro il 4 dicembre 2011 risultavano già titolari di una prestazione straordinaria finanziata da fondi di solidarietà di settore;

ma che invece diventa urgente per quanti avrebbero dovuto maturare i requisiti nel 2012 (con possibilità di pensionamento dal 2013 in poi) e che, alla luce di ciò, hanno accettato il cosiddetto 'esodo volontario'.

Un vero e proprio 'popolo' caratterizzato da numeri vertiginosi: dopo una prima stima di circa 65 mila unità, il governo Monti ha riveduto i numeri al rialzo, arrivando a ipotizzare che gli esodati possano essere addirittura 350 mila e ritrovandosi nella condizione di dover provvedere a queste persone che, in buona fede e molto spesso per fare un favore alle proprie aziende, hanno scelto di firmare degli accordi che allo stato attuale delle cose potrebbero rappresentare la loro rovina.

Indennità e ammortizzatori: il problema dei costi

Lo spostamento in avanti dell'età pensionabile è stato fatto per dare respiro alle casse dello Stato, ma rischia di avere esattamente l'effetto opposto. La soluzione del governo di pagare un'indennità transitoria più lunga della neonata Aspi (18 mesi per gli over 55), ma con le stesse caratteristiche, significa mettere in conto una spesa superiore a 3 miliardi di euro all'anno (considerando 1.119 euro per 12 mesi da pagare a 350 mila persone, è facile farsi un'idea). Idem dicasi per un ammortizzatore ad hoc. Il nodo diventa allora quello di reperire i fondi, che per legge dovrebbero essere acquisiti con un aumento dei contributi per gli ammortizzatori versati dalle aziende. Una soluzione che rischia di affossare ancora di più la produzione italiana, già in crisi profonda, e che porta a rispondere alla domanda 'esodati, chi sono?' con 'un problema', anziché 'la soluzione' che il governo credeva di aver trovato per salvare l'economia nazionale.

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