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Esodati: l'allarme dell'Inps e la posizione del governo

A proposito del problema degli esodati, l'Inps, nella persona del presidente Antonio Mastrapasqua, parla chiaro, affermando che è necessario trovare una soluzione per tutti e "non solo per i 65 mila individuati dall'esecutivo". La proposta del ministro Fornero di affrontare l'emergenza in due tempi, infatti, non convince e tanto i sindacati che le parti politiche chiedono interventi diversi. Ecco un focus sulla situazione attuale.

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Esodati: scontro aperto tra le istituzioni

Durante la presentazione alla Camera del rapporto annuale dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, tra i vari argomenti trattati è stato toccato anche quello degli esodati. L'Inps, nella persona del presidente Antonio Mastrapasqua, ha speso parole di elogio per la riforma delle pensioni attuata dal governo, definendola "dura, severa, equa e coraggiosa", ma ha anche sollecitato un intervento parimenti efficace per "chi è colto a metà del suo passaggio personale" dal lavoro alla pensione, perché sia "assistito e garantito nei suoi diritti soggettivi", in quanto "un atto di giustizia, di legalità e di democrazia".

Un chiaro riferimento alle dichiarazioni rilasciate pochi giorni prima da Elsa Fornero, che ha prospettato una soluzione parziale e in due tempi: "il governo non è nè cieco nè sordo ai problemi del Paese. Abbiamo 65.000 persone che vengono salvaguardate, ci dicono che non bastano e ci sono persone non incluse. Studieremo il problema. Non abbiamo ora nè numeri degli altri esodati nè accantonamento di risorse".

I due punti critici individuati dal ministro del Welfare - la mancanza di fondi e l'impossibilità di quantificare, allo stato attuale, il numero complessivo degli esodati - non sono infatti considerati una spiegazione sufficiente dalla segretario della Cgil, Susanna Camusso, che parla di "disprezzo nei confronti delle persone" e accusa il ministro di non sapere cosa dice, affermando che "o si trova una soluzione o è meglio che si sospenda subito la riforma degli ammortizzatori sociali perché le misure proposte non reggerebbero la situazione".

Posizione condivisa dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che chiede di "migliorare al più presto" alcuni aspetti della riforma delle pensioni, come per esempio quello "dei cosiddetti esodati", dall'IDV, che puntualizza che "il problema è molto più ampio e riguarda tutti i lavoratori che entro il 31 dicembre 2011 hanno firmato le proprie dimissioni e che sarebbero dovuti andare in pensione nei tempi stabiliti dagli accordi con le imprese, se non fosse intervenuta la nuova riforma che li ha drammaticamente allungati" e dal PD, che ribadisce che "l'assenza di gradualità di questa riforma, con la conseguente abolizione delle quote di anzianità, mina alle fondamenta il principio di equità per il fatto stesso che si è creato il grave problema dei lavoratori che rimarranno per lunghi anni senza stipendio, senza protezioni sociali e senza pensione".

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Pensioni: i numeri del sistema Italia

Nel corso della presentazione del proprio rapporto annuale, durante la quale ha toccato anche il problema degli esodati, l'Inps ha presentato i dati relativi al sistema pensionistico italiano per il 2011 e il quadro che ne è uscito è tutt'altro che rassicurante.

Secondo l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, infatti, il 52% dei pensionati italiani (oltre 7 milioni su un totale di 13.9 milioni) percepisce un reddito mensile inferiore a 1.000 euro, con un 49.1% che si attesta sui 500 euro al mese. A essere particolarmente penalizzate sono le donne, che ricevono un assegno del valore medio di 569 euro, contro i 1.047 degli uomini.

Redditi in molti casi al di sotto della soglia di sussistenza, ai quali però si accompagna un aumento della spesa pensionistica nazionale, pari nel 2011 a 195.8 miliardi, con una crescita del 2.4% rispetto al 2010 (+4,6 miliardi).

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