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Fiati Mirafiori: c'è l'accordo, esclusa la Fiom

Ai due lati del campo, il ministro del Lavoro Sacconi e il segretario della Fiom Landini; arbitro: Sergio Marchionne. In gioco c'era il nuovo accordo per lo stabilimento di Mirafiori tra la dirigenza Fiat e i sindacati, Fiom esclusa. In un'intervista al Tg3, il segretario Landini ha chiamato l'accordo un attacco alla democrazia.

'Questo accordo cancella il contratto nazionale, la libertà dei lavoratori di poter decidere a quali sindacati aderire e peggiora la situazione di chi lavora', ha spiegato. Il nuovo regolamento di Mirafiori prevede che i primi giorni di malattia possono essere non pagati, di poter fare 'turni anche di 10 ore' e dare 'sanzioni a chi eventualmente sciopera fino al licenziamento.' Secondo Landini, sarebbe lo stesso schema già applicato a Pomigliano. Passa quindi l'idea, conclude il segretario, che 'il più grande gruppo italiano per investire debba cancellare i diritti dei lavoratori.' Di tutt'altra opinione il ministro Sacconi, il quale ha invece commentato con entusiasmo la chiusura dell'accordo.

Secondo Sacconi, questo segnerebbe l'inizio di un vero sindacato-partecipativo, che permetta ai lavoratori di partecipare allo sviluppo dell'azienda. È necessario 'far crescere assieme produttività e salari', ha spiegato il ministro, il primo ad essere informato dell'esito positivo dell'accordo dallo stesso Marchionne.

Fin dall'inizio, l'ad di Fiat era stato chiaro nel suo proposito. Se i lavoratori avessero detto no, non ci sarebbero stati investimenti in Italia. Il segretario della Fiom lo ha definito un vero e proprio ricatto, in quanto accordi di questo genere non sono assolutamente necessari per fare investimenti in Italia.

(foto © infoaut.org)

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