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Nessun diritto per i precari dopo il 23 gennaio

Conto alla rovescia per far valere i propri diritti. Il 23 gennaio è l'ultimo giorno utile per i lavoratori precari che vogliono impugnare un licenziamento illegittimo o le eventuali irregolarità di un contratto scaduto.

Questo quanto stabilisce il famigerato 'collegato lavoro', un provvedimento governativo approvato alla chetichella il 24 novembre del 2010, e definito dalla Cgil una 'legge tagliola'. In sostanza, la norma pretende con un colpo di spugna passare sopra tutte le storie di precari sfruttati e mal pagati che dal giorno alla notte si vedranno cancellare il diritto di ricorrere, ad esempio, contro i datori di lavoro che hanno abusato dei contratti a tempo determinato.

La legge prevede infatti che dopo 3 contratti a tempo determinato, l'azienda è tenuta ad assumere il lavoratore a tempo pieno o a interrompere il rapporto. Prima dell'approvazione del 'collegato lavoro', il termine per l'impugnazione era di 5 anni dalla conclusione del rapporto, ora solo 60 giorni.

Il nuovo termine, però, è valido esclusivamente per i contratti ancora in corso. Per tutti i contratti scaduti, la nuova norma ha applicazione retroattiva e fissa come termine ultimo il 23 gennaio 2011. La Cgil stima tra i 100 mila e i 150 mila il numero dei lavoratori interessati. Allora, un provvedimento che era stato approvato con la scusa di snellire le procedure e i tribunali, sortirà l'esatto effetto contrario.

'Molti lavoratori - spiega Fulvio Fammoni segretario confederale Cgil - che senza la pressione dei 60 giorni si sarebbero presi tutto il tempo possibile per decidere, cercando di cogliere le intenzioni future del datore di lavoro nei loro confronti, magari aspettando pazientemente il prossimo contratto, si precipiteranno invece ad avviare una procedura in tribunale, per non perdere i diritti acquisiti.'

(foto © rifondazionefara.blogspot.com)

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