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Giuliano Poletti: la biografia del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Alle spalle della riforma del lavoro, forse l’impegno più importante che attende il governo di Matteo Renzi, ci sono un nome ed un cognome. Quelli di Giuliano Poletti il Ministro del Lavoro. La sua biografia recita, bolognese, cinquantatré anni, sposato con due figli, un diploma da perito agrario e una grande passione per lo sport della pallamano. Dal punto di vista professionale e personale il ministro ha una formazione basata sull’economia e sulle cifre reali piuttosto che sui concetti astratti.

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La sua storia politica e gli inizi con Legacoop

La sua attività politica si è fermata al comune di Imola per il quale è stato sia consigliere che assessore alle attività produttive e ad un’elezione a consigliere della Provincia di Bologna. Poletti è stato scelto, è evidente, per le capacità professionali che ha dimostrato nel corso della sua carriera.

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Il Ministro è un prodotto del Partito Comunista Italiano, è cresciuto a pane e cooperative. Per otto anni è stato il presidente dell’ente di formazione della Legacoop di Imola, successivamente, anno 2000, è stato eletto presidente della Legacoop di Imola. Ruolo che ha ricoperto per pochi mesi prima di essere eletto presidente della Legacoop dell’Emilia Romagna e di conseguenza vicepresidente nazionale dello stesso ente.

Le sue idee sul mondo del lavoro

All’interno dei vari organismi che fanno parte della galassia delle cooperative ha occupato diversi ruoli dirigenziali e di responsabilità. Dal punto di vista economico, però, la sua nomina a ministro l’ha danneggiato. Rispetto al ruolo ricoperto all’interno di Legacoop la retribuzione è inferiore.

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Una sua intervista a Panorama Economy ha messo in evidenza una parte importante del suo pensiero, “Le tutele vanno accresciute a tutti i livelli, ma alcune delle attuali norme scoraggiano la crescita delle imprese più piccole e penalizzano quelle più grandi, finendo per non fare un favore ai dipendenti di nessuna delle due. In alcuni casi servirebbe più flessibilità, ma ciò non significa minori tutele, solo la possibilità di poterle estendere a tutti più gradualmente, per accompagnare crescita aziendale e individuale agevolandole, proprio come accade nelle coop”.

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