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Gran Bretagna, linea dura sull'immigrazione: frontiere chiuse (anche) a cittadini europei senza lavoro?

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Pugno di ferro del governo Cameron sull’immigrazione, tema “rovente” che per tutta l’estate ha alimentato un serrato dibattito nei principali Paesi membri dell’Unione Europea, dall’Italia alla Gran Bretagna passando per Spagna e Francia.

Lavorare all'estero, quali opportunità per i giovani senza laurea?

Oltremanica, nei prossimi anni, si potrà avere il permesso di soggiorno soltanto in presenza di un impiego già garantito "ex ante" al lavoratore intenzionato a risiedere sul territorio inglese per lunghi periodi: questa è la proposta del ministro dell’Interno del Regno Unito, la conservatrice Theresa May, capofila della linea dura dell’esecutivo di centrodestra sull’emergenza migranti.

Il giro di vite promesso dall’autorevole rappresentante del gabinetto Cameron si estenderebbe anche ai cittadini comunitari senza lavoro, che si vedranno costretti in futuro a cercare fortuna altrove non essendo più possibile soggiornare (se il progetto sul tavolo del governo dovesse tradursi in legge) a Londra in attesa di un impiego.

(Giro di vite sull'immigrazione, Londra capofila della "linea dura" anti-Schengen)

Il vero nodo politico sollevato dal ministro May per conto dell’esecutivo a guida “Tory” risiede nel superamento degli accordi di Schengen, punto fermo delle linee guida di Bruxelles sui diritti di cittadini e lavoratori dell’Unione rimesso in discussione oggi da alcuni Paesi membri alla luce degli ultimi dati sugli ingressi di extracomunitari sul territorio europeo.

Soltanto nel Regno Unito, nel giro di un anno si sono registrati 330mila immigrati in più rispetto al periodo precedente e la gestione dell’emergenza da parte dell’Home Office di Londra è oggetto di contestazione dentro e fuori le aule istituzionali, complice un disagio sociale crescente per la temuta “invasione” di stranieri in cerca di asilo.

Scavalcando a destra i colleghi di altri governi dell’UE, Theresa May ha fatto suonare un campanello d’allarme che migliaia di giovani disoccupati, anche italiani, non dovranno sottovalutare: la cancellazione della libertà di circolazione (per motivi di lavoro) all’interno del Vecchio Continente potrebbe rappresentare un punto di non ritorno per il “sogno” comunitario.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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