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Green economy: più lavoratori e più imprenditori!

Non solo il futuro del pianeta, ma anche quello dell'Italia è nelle rinnovabili. Ieri s'è tenuto a Roma un incontro promosso dall'Associazione Bruno Trentin sulla cosiddettà 'green economy'. Sono intervenuti l'ex segretario e l'attuale della Cgil, il presidente dell'Abi, il segretario dell'Ueapme (l'associazione europea delle piccole e medie imprese), il presidente della Lega Coop e - non poteva mancare - il celebre teorico della terza rivoluzione industriale: Jeremy Rifkin.

Perché le rinnovabili potrebbero risollevare le sorti dell'Italia? In sostanza, dal dibattito è emerso che le energie rinnovabili, oltre a preservare l'ambiente, generano posti di lavoro. Molti di più di quelli che genererebbe il nucleare. Benché all'inizio, il settore ha già creato in Italia più di 100 mila posti di lavoro, ma potrebbero presto diventare 250 mila, malgrado l'attuale politica energetica nazionale vada in tutt'altra direzione. Eppure è nell'interesse dei governi creare posti di lavoro...

Va considerato allora un altro aspetto, dal quale si sentono particolarmente minacciati i grandi gruppi industriali. Un concetto centrale della cosiddetta terza rivoluzione industriale, almeno così come la teorizza Rifkin. La produzione energetica tramite fonti rinnovabili, infatti, prevede un cambio radicale anche per quanto riguarda la distribuzione dell'energia.

Non più poche giganti centrali (tipo nucleare) da cui parte l'elettricità che viene distribuita in tutta una regione (e che in gran parte va persa nel trasporto), ma piuttosto tanti impianti eolici e fotovoltaici nelle prossimità dei centri urbani. Un modello industriale di questo tipo, però, andrebbe tutto a favore delle piccole e medie imprese del territorio e a svantaggio dei grandi gruppi industriali, i quali avrebbero poco o nulla da guadagnarci. Sarà per questo che al dibattitto non era presente alcun rappresentante di Confindustria?

(foto © blog.panorama.it)

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