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Il contratto a progetto e la maternità

I contratti a progetto sono delle ottime alternative in assenza di un contratto a tempo indeterminato, cosa oramai quasi impossibile da ottenere. Ci sono diverse modalità e impegni da ambo le parti, committente e lavoratore, da considerare, per le donne è basilare sapere come si evolve il contratto a progetto e la maternità.

Perché si chiama contratto a progetto

Questa forma di assunzione, nata nel 2003 dalla proposta del consulente del lavoro Marco Biagi, di cui porta il nome, (legge Biagi) ha lo scopo di tutelare in modo eccellente il datore di lavoro e un po' meno il lavoratore.

Il datore di lavoro ha facoltà di assumere uno o più professionisti autonomi per delle prestazioni da eseguire in fase di lavorazione di un progetto che richiede personale extra.

Infatti, pur avendo un regolare contratto, il professionista non risulta alle dipendenze della ditta e non è inquadrato come gli altri dipendenti ma è un freelance, ciò comporta meno oneri per il datore di lavoro.

Vediamo come si svolge questa pratica e in quali casi viene adottata:

  • Ci deve essere un progetto o una fase di esso da realizzare
  • Non vi è rapporto di subordinazione (in teoria)
  • La durata è determinata o determinabile
  • Chi presta l'opera può agire in completa autonomia, all'interno della ditta o nella propria sede di lavoro
  • Il contratto non può durare meno di 30 giorni e deve avere un valore di pagamento non inferiore a 5000 euro
  • E' richiesto un contratto scritto per la tutela di entrambi le parti
  • Il lavoratore non gode della protezione Inps da parte della ditta, questa è a suo carico
  • Il contratto termina nel momento in cui stabilito in forma cartacea, ma, il datore può interrompere anche prima il rapporto se vi è una giusta causa (insoddisfazione del lavoro eseguito, impossibilità del lavoratore di consegnare l'opera nei tempi stabiliti)

Il contratto a progetto e la maternità prevede alcune regole da seguire.

In caso di maternità

Quando a prestare l'opera è una donna e insorge la maternità il contratto di lavoro viene sospeso in automatico con la possibilità di una proroga di 180 giorni, durante questi 6 mesi la lavoratrice non è in alcun modo tutelata dalla ditta che l'ha assunta, può però godere di ciò che le spetta a patto che sia iscritta alla Gestione Separata dell'INPS (una forma di versamento di contributi autonomi).

Quindi gode dell'assistenza previdenziale 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo e per lo stesso periodo di tempo ha diritto ad un indennizzo calcolato in base al reddito e agli anni di contributi versati.

E' una pratica un po' nebulosa ma al momento la legge non prevede altre alternative.

E' pur sempre una possibilità di lavoro

Come abbiamo visto non è il massimo al quale un lavoratore aspira, in molti casi però non ci sono altre soluzioni, se si hanno dei buoni requisiti professionali si può anche lavorare con una certa continuità, per le donne, naturalmente, le cose sono più difficili, poiché il contratto a progetto e la maternità non prevedono nessuna agevolazione da parte del committente.

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