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Istat, 10 milioni di donne senza lavoro per "impegni familiari": cresce il gap tra Italia e UE

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Un quadro a due facce, quello fotografato dall’Istat nel rapporto intitolato “Come cambia la vita delle donne sull’evoluzione del mercato del lavoro in riferimento all’occupazione femminile negli ultimi anni.

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Se da un lato l’indagine dell’istituto statistico punta l’indice contro il gap che ancora oggi separa l’Italia dai Paesi più virtuosi dell’Eurozona, dall’altro emerge dalle stesse tabelle l’incoraggiante aumento delle donne capofamiglia, un milione e mezzo in più nel 2013 rispetto al periodo precedente.

Positivo anche il dato che riguarda la presenza femminile all’interno dei consigli di amministrazione delle aziende con quotazione in Borsa e la rappresentanza di genere nelle aule parlamentari dell’UE, balzata al 40% nel 2014 in virtù delle scelte politiche dei partiti oltre che per l’incentivo offerto dalla nuova legge elettorale che favorisce l’equilibrata distribuzione dei seggi tra due i sessi.

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Di segno completamente diverso i dati in relazione all’andamento dell’occupazione, con pesanti ombre sul mercato del lavoro in Italia tuttora “off limits” per un numero rilevante di donne e il quadro diventa a tinte fosche se si focalizza l’attenzione sull’incompatibilità tra impegni di famiglia e impieghi stabili o temporanei: quasi 10 milioni di persone per l’Istat hanno rinunciato fino al 2011 a lavorare a causa di una gravidanza o per altri motivi riconducibili alla vita domestica.

A vanificare gran parte dei passi in avanti fatti dal mercato del lavoro in tema di riequilibrio tra generi, la pesante crisi economica dell’ultimo decennio che ha aggravato ulteriormente le difficoltà endemiche del sistema Italia soprattutto sul fronte della qualità dell’occupazione e delle distorsioni in materia di orario come il cosiddetto part time involontario”.

In sintesi, l’aumento esponenziale delle quote femminili dentro i cda aziendali di vario livello e gli 8 milioni di capofamiglia “in gonnella” alleviano solo parzialmente l’impatto dei numeri negativi certificati dall’Inps nel rapporto “Come cambia la vita delle donne.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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