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Italia: Repubblica fondata sul lavoro? No, sullo stage

L'indagine Excelsior 2010 di Unioncamere ci offre uno spaccato sullo pratica dello stage in Italia. Il 29% degli stagisti sono distribuiti nelle imprese industriali e per il restante 71% in quelle dei servizi. Rispetto al biennio precedente i tirocinanti e gli stagisti nel settore terziario sono aumentati del 10%, mentre sono diminuiti del 4,3% nel settore dell'industria.

Il primato nell'area dei Servizi spetta al settore dei servizi di alloggio, ristorazione e di servizi turistici, mentre in seconda posizione c'è il settore della sanità e dei servizi socio-assistenziali privati, che nel 2009 ha accolto quasi 25 mila tirocinanti; fra i comparti industriali primeggia invece l'aggregato composto da industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere. Mentre le meno interessate ad offrire stage sono le aziende che forniscono servizi di trasporto, magazzinaggio e logistica, le industrie dei minerali non metalliferi e quelli dei beni per la casa e per il tempo libero.

Solo l'11,6%, però, trova l'assunzione alla fine del tirocinio e non è un caso che il settore che detiene il primato assoluto di stagisti, quello dei servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici, è anche uno di quelli che meno assume (solo il 6,8%). Anche per i 25mila stagisti del comparto sanità, assistenza sociale e servizi sanitari privati non c'è da stare allegri: soltanto nove ogni cento sono stati assunti. Va meglio per chi ne ha fatto uno in negozio (17,6% di assunti) o nelle aziende che si occupano di servizi avanzati di supporto alle imprese (16,1%). Insomma i dati confermano che lo stage non è propriamente una porta spalancata sul mondo del lavoro e che il ricorso allo stage è ormai sistemico, oltre che sistematico, da parte delle aziende.

(foto © freedigitalphotos.net)

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