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Jobs Act 2015, stop ai contratti a progetto e collaborazioni: tempo indeterminato obbligatorio

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Importanti novità in cantiere col Jobs Act 2015 in tema di contratti a progetto e di collaborazione: ad eccezione dei lavori che richiedono iscrizione ad albi professionali, dei call center e degli amministratori di società, tutte le formule riassumibili in “prestazioni personali, continuative con modalità di esecuzione determinate dal committente” andranno a scomparire entro il prossimo anno a favore de tempo indeterminato.

Pc e telefonini controllati dall'azienda, le nuove norme del Jobs Act 2015

Si tratta di una delle norme più innovative della riforma voluta dal governo Renzi, specificata nell’ultimo decreto attuativo di riordino della disciplina approvato dal Consiglio dei Ministri e destinato ad entrare in vigore dopo il passaggio obbligato dalla Presidenza della Repubblica per il via libera definitivo.

Sarà vietata, da subito, l’attivazione di nuove collaborazioni a progetto, mentre quelle già in corso verranno portate a termine fino alla data naturale di scadenza per poi convertirsi nella formula stabilita dal legislatore come “unica” del contratto a tempo indeterminato.

(Camusso e Poletti, botta e risposta in diretta a Ballarò sul "Jobs Act": il video)

Altro capitolo di fondamentale importanza del Jobs Act, la sanatoria di co.co.co. e co.co.pro. ma anche delle partite Iva frutto di un “escamotage” giuridico finalizzato ad evitare il riconoscimento del rapporto subordinato: le aziende responsabili delle violazioni di obblighi contributivi, fiscali e assicurativi” potranno regolarizzare la loro posizione di fronte alla legge, non dovendo andare incontro ad alcun tipo di sanzione a patto che assicurino l’assunzione dei lavoratori col contratto unico a tutele crescenti.

Dal 1 gennaio del 2016 scatterà pertanto lo stop definitivo alle collaborazioni mascherate e qualora l’impresa non dovesse rispettare la legge il singolo lavoratore avrà facoltà di ricorso davanti all’autorità giudiziaria territorialmente competente per chiedere l’assunzione, o l’indennizzo proporzionato all’attività svolta in caso di licenziamento.

Avvocati, architetti, giornalisti ed altre categorie invece sottoposte all’obbligo di iscrizione agli albi (professioni intellettuali) sono invece esclusi dal programma di stabilizzazione disposto dall’esecutivo con la riforma del lavoro 2015, così come i sindaci di controllo e gli amministratori e i collaboratori delle società di sport dilettantistico certificate dal Coni.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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