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Jobs Act, contratti a progetto e articolo 18 eliminati per decreto. Renzi: "Meno precari, più diritti"

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L’esultanza del premier per l’approvazione da parte del Cdm dei due decreti attuativi del Jobs Act ha trovato come contraltare le proteste di minoranza Pd, sindacati e opposizioni, tutti convinti della scarsa utilità della riforma in questione rispetto al reale andamento del mercato del lavoro in Italia.

L’esultanza di Matteo Renzi per il Jobs Act: guerra ai precari o al precariato?

Ma cosa cambierà dal prossimo anno in concreto per giovani e precari in virtù delle leggi appena licenziate dal governo Renzi in materia di contratti, licenziamenti e indennità di disoccupazione?

Ad avviso dei principali detrattori del Jobs Act (dal Movimento 5 Stelle alla Cgil, passando per Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sel), l’unico effetto concreto che migliaia di precari toccheranno con mano a loro spese nei prossimi anni consisterà nell’allontanamento senza “paracadute” dal posto di lavoro, con conseguente impossibilità di accedere a mutui e di programmare il futuro su solide basi.

(Renzi promette 200mila posti a tempo indeterminato con le nuove norme del Jobs Act)

Democratici ed alleati, invece, pongono l’accento sull’eliminazione a partire dal dal 2016 degli odiati co.co.co e co.co.pro, formule contrattuali flessibili da sempre contestate a sinistra e non solo, a favore del neonato contratto unico a tutele crescenti, imposto dalle norme ratificate nell’ultimo Consiglio dei Ministri a tutte le aziende che intenderanno servirsi di lavoratori “a progetto” nei prossimi anni.

Sulle preesistenti forme di collaborazione della medesima tipologia, ha precisato ieri il ministro Poletti in sede di conferenza stampa di presentazione dei decreti attuativi del Jobs Act, verranno effettuate delle verifiche al termine delle quali si potrebbe disporre la conversione in rapporti a titolo subordinato, purché si accerti che “il lavoro sia organizzato prevalentemente dal committente”.

Altro punto di fondamentale importanza della riforma, secondo quanto sottolineato non senza enfasi dal premier Renzi, è l’introduzione del Naspi, strumento che consentirà “a chi viene licenziato o perde il posto di non restare più solo” grazie ai meccanismi di nuovo conio messi in campo a favore dei precari dai decreti di attuazione del Jobs Act.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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