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Jobs Act in vigore dal 2015: riforma licenziamenti, cassa integrazione, maternità, centri per l’impiego

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Le vivaci proteste di studenti e precari davanti ai palazzi istituzionali di Roma hanno accompagnato l’ultimo atto precedente all’approvazione definitiva del Jobs Act con voto di fiducia a maggioranza in Senato, ma adesso la riforma del lavoro targata Renzi è legge.

Opposizioni in rivolta alla Camera contro la riforma del lavoro del governo Renzi

Sono stati 166 i “sì” al provvedimento del governo in tema di assunzioni, licenziamenti e ammortizzatori sociali, mentre in 112 si sono espressi contro la nuova disciplina che abolisce la parte più significativa dello Statuto dei Lavoratori e modifica il regime contrattuale non senza importanti correzioni ad istituti chiave del welfare come cassa integrazione e indennità di disoccupazione.

Il cuore della normativa appena uscita, con leggere correzioni rispetto all’impianto iniziale del testo stilato dai tecnici dell’esecutivo, dalla doppia votazione in entrambi i rami del Parlamento, risiede nell’eliminazione dei vincoli al licenziamento per motivi economici, a favore di un regime incentrato sulla corresponsione di un’indennità per il dipendente allontanato.

La previsione di un assegno di maternità a carattere universale, confermata nell'ultima versione del Jobs Act, darà diritto alle lavoratrici madri parasubordinate dal 2015 ad un sussidio economico anche in caso di mancato versamento dei contributi ad opera del datore di lavoro.

(Jobs Act, polemica tra Marco Travaglio e Matteo Renzi sulla riforma del lavoro: video)

Soltanto i neoassunti, a partire dal prossimo anno, saranno soggetti alle regole più “leggere” in tema di garanzie sul reintegro stabilite dalla riforma, mentre chi lavora sotto l’egida di un vecchio contratto godrà ancora delle residue tutele previste in origine dall’articolo 18.

Punto non di secondaria importanza del Jobs Act, l’abolizione della cassa integrazione in deroga e la parziale revisione di quella ordinaria e straordinaria, con la correlata creazione della Nuova Aspi estesa ai co.co.co. e ad altre forme di disoccupazione involontaria, d’ora in poi coperte dall’istituenda indennità a sostegno di chi ha perso il lavoro.

Sottoposti ad un radicale ripensamento, in base alle norme contenute nella legge delega approvata ieri a Palazzo Madama (da applicare in concreto a discrezione del governo coi futuri decreti attuativi), anche i Centri per l’Impiego finora legati alle amministrazioni provinciali, che dovrebbero cedere il passo dal 2015 ad un’Agenzia per l’occupazione nazionale.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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