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Laura Ugolini da Bergen (Norvegia) | Italiani per il mondo

Quinto appuntamento della nostra rubrica "Italiani per il mondo" sui concittadini emigrati all'estero per lavoro. La protagonista della storia di oggi è Laura Ugolini, un'adetta alle produzioni cinematografiche.

Il Grande Fratello norvegese nello scandalo, le foto hot delle concorrenti

Di dove sei e com'era la tua vita prima di lasciare l'Italia?
"Vengo dalla provincia di Viterbo, centro Italia. Ho vissuto fino a primavera di quest`anno a Roma dove ho conseguito la laurea al DAMS un paio di anni fa, in ritardo rispetto alla mia eta`, ho sempre lavorato e vissuto brevi periodi all`estero e questo ha influito sui tempi. Prima di andarmene la mia vita in Italia era un continuo aspettare : un autobus, una risposta di lavoro, l`esito di un concorso. Nonostante i miei buoni propositi mi sentivo soffocare dalla "normalità" italiana".

Di cosa ti occupi attualmente?
"Lavoro con una produzione di film e documentari. Cosa che ho fatto anche in Italia con una sostanziale differenza: qui lavorare nel cinema e` un lavoro vero. Rispettato e pagato".

Perchè te ne sei andato dall'Italia?
"Per molte ragioni ma una su tutte e che ero infelice".

Come mai ha scelto la Norvegia per vivere?
"Ero stata qui a studiare per il mio Erasmus e gia` allora nel 2006 mi ero sentita subito a casa. Mi sento a casa".

Tornerai in Italia?
"Per le vacanze".

Qual è la cosa che ti manca di più dell'Italia?
"Solo gli affetti più cari".

Qual è la cosa che manca di meno dell'Italia?
"Le attese dove la speranza diventa frustrazione".

Raccontaci in breve la tua esperienza:
"Grazie alla mia decisione di andarmene (maturata in tempi brevissimi) la mia vita ha subito un cambiamento radicale. In meglio. E` bastato osservare le persone intorno a me parenti, amici e conoscenti insoddisfatti che spesso parlano di andarsene e/o migliorare la propria esistenza ma senza agire. E mi sono resa conto che ero diventata una di queste persone. Non c'è qualcuno che conosco che sta bene; si parla sempre della propria situazione precaria, del mobbing in ufficio, di questa formale riverenza che tutti dobbiamo al "capo" che ci rende vittime, del concorso truccato, dei maltrattamenti e dei contratti vergognosi ( a norma di legge). Chi poi è libero professionista (come me) trascorre gran parte del tempo a caccia di pagamenti dovuti. Tutto cio` pensavo che toglieva troppe energie. In Italia si vive per lavorare. Ed e` abbastanza chiaro dove sta l`errore. D'altra parte è bene chiarire che andarsene per "guadagnare di piu` " o pensare che "si sta meglio purche` fuori dall`Italia" è un pericoloso investimento. Stare da soli permette di crescere e capire bene quello che si vuole e quella e` la chiave : avere un obiettivo. Da li` ho iniziato a vedere il mio paese come un terreno a maggese, al momento non coltivabile con i talenti, le buone idee e la volonta` delle persone che desiderano fare e migliorare. Cosi` avendo chiaro cosa avrei voluto essere era tempo di tentare altrove. Ho conosciuto tante persone, imparato due lingue diverse, ogni giorno ci si confronta con diverse culture e di tanto in tanto posso permettermi di viaggiare. Vivere in un altro paese può essere un'opportunità enorme ma soprattutto inizio a sentire che c`e` un futuro e finchè sono rimasta in Italia faticavo anche a pensare a come sarei arrivata a fine giornata".

Grazie Laura!

Se sei un italiano per il mondo e vuoi raccontarci la tua esperienza scrivici a redazione.excite@populis.com. Saremo lieti di pubblicare la tua storia!

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