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Fuga di cervelli: meno tasse per chi torna in Italia

Il Governo mette in atto alcuni timidi tentativi per arginare una delle principali cause di recessione economica del paese: la fuga di cervelli. Dal 28 gennaio 2011 sono infatti in arrivo agevolazioni fiscali per i lavoratori italiani all'estero, a patto però che tornino a lavorare in Italia.

Possono beneficiare delle agevolazioni anche i cittadini comunitari che, prima di andare a lavorare o studiare all'estero, abbiano vissuto almeno due anni in Italia. L'idea è che rimpatriando i lavoratori portino con sé a vantaggio del paese le proprie esperienze umane, culturali e professionali. Le agevolazioni fiscali in questione prevedono una riduzione dell'aliquota Irpef al 30% per gli uomini e al 20% per le donne fino al 31 dicembre 2013. Tali benefici si applicano ai redditi d'impresa, di lavoro dipendente o autonomo. Ma è sufficiente questa manovra per riportare cervelli in Italia?

Secondo un rapporto di Unioncamere 2009 sul lavoro, in Italia i giovani sono fra i lavoratori che guadagnano meno, soprattutto le donne. Chi ha trovato lavoro in Europa dovrebbe quindi tornare in Italia allettato dai benefici fiscali della manovra? Difficile. Ciò nonostante, le agevolazioni previste saranno ben accolte da quei lavoratori italiani all'estero che avevano comunque già deciso di rimpatriare.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 13 gennaio 2011, il provvedimento è certo un primo passo - ma ancora troppo corto - nel tentativo di richiamare in Italia i cervelli in fuga all'estero.

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