Lavoro a chiamata: le ultime notizie

Oggetto di un vero e proprio boom, per il lavoro a chiamata le ultime notizie parlano di alcune importanti modifiche apportate dalla Legge 92/2012 in merito a soggetti e modalità di utilizzo. Conoscere queste novità, dunque, diventa fondamentale tanto per i lavoratori che per le aziende, per fare valere i propri diritti ed evitare sanzioni che si annunciano piuttosto salate.

Lavoro a chiamata: cosa cambia con la Riforma Fornero

Con la Legge 92/2012, per il lavoro a chiamata le ultime notizie riguardano la tipologia di lavoratori interessati, le caratteristiche del contratto e le modalità di comunicazione di sottoscrizione dello stesso, oltre a un dettaglio delle sanzioni previste in caso di abusi o di suo errato utilizzo.

A partire dal 18 luglio 2012, pertanto, possono sottoscrivere collaborazioni di carattere intermittente esclusivamente lavoratori con più di 55 anni di età (prima erano 45) e meno di 24 (per l'esattezza, 23 anni e 364 giorni), con l'obbligo, in quest'ultimo caso, di svolgere le prestazioni contrattuali entro il compimento dei 25 anni (ovvero fino a 24 anni e 364 giorni). La violazione di dette specifiche comporta la trasformazione del contratto a tempo pieno e indeterminato.

La Circolare 18/2012, inoltre, abroga l'Articolo 37 del Dlgs 276/2003, cancellando "le ipotesi di lavoro a chiamata per periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell'anno", eccezion fatta nel caso in cui queste ipotesi non siano consentite dalla contrattazione collettiva. Tuttavia, sul punto in questione restano dei dubbi. L'Articolo 34 della Legge Biagi, infatti, stabilisce che "il contratto di lavoro intermittente può essere concluso per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale", quindi per 'periodi predeterminati' nell'arco di una settimana, di un mese o di un anno. Di conseguenza, i contratti potrebbero valere relativamente alle esigenze, mentre per i suddetti 'periodi predeterminati' potrebbe essere sufficiente l'accordo nel contratto individuale.

L'entrata in vigore della nuova legge determina anche l'obbligo, da parte dell'azienda, di comunicare alla Direzione Territoriale del Lavoro competente per territorio l'avvio della collaborazione intermittente nella stessa giornata di inizio, prima dell'effettiva prestazione d'opera. La comunicazione può essere fatta in forma libera e deve contenere i giorni (non l'orario) di lavoro. Superati i limiti di 'tolleranza', il mancato avviso determina sanzioni variabili da 400 a 2.400 euro per lavoratore.

Infine, l'Articolo 1, Comma 22, della Legge 92/2012, stabilisce il periodo transitorio della normativa vigente prima del 18 luglio 2012, facendo cessare al 17 luglio 2013 gli effetti giuridici dei contratti non compatibili con la nuova.

Il boom del lavoro a chiamata

I dati raccolti dalle Regioni e Province autonome aderenti al gruppo di lavoro multiregionale SeCo (Statistiche e comunicazioni obbligatorie) parlano chiaro: per il lavoro a chiamata le ultime notizie riportano di una crescita continua tra il primo trimestre 2012 e il primo trimestre 2011 del 70%, una percentuale che scatta una fotografia drammatica dell'Italia e degli italiani.

Il lavoro a chiamata o intermittente, infatti, è l'ultima risorsa per chi cerca un'occupazione e per le stesse aziende, che a fronte di introiti sempre più magri scelgono di coprire i picchi produttivi con lavoratori a gettone, da utilizzare nelle emergenze, senza necessità di formarli o tenerli nei momenti 'di magra'.

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