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Lavoro al posto della detenzione domiciliare: come funziona

Molte persone condannate per reati lievi scelgono di scontare la pena con un lavoro, piuttosto della detenzione domiciliare. Si tratta di una possibilità prevista della legge italiana che, tra l'altro, è stata aggiornata da un'importante sentenza, per la precisione la numero 4927, emessa dalla Corte di Cassazione l'8 febbraio 2012. Ecco un focus sugli aspetti principali.

Lavoro socialmente utile: cos'è e come funzione

La possibilità di estinguere il proprio conto con la giustizia con un lavoro anziché la detenzione domiciliare prende la forma del cosiddetto lavoro socialmente utile o di pubblica utilità. Perché questa misura possa essere applicata dal giudice di pace, come stabilito dalla sentenza n°4927 della Cassazione, è sufficiente che il condannato non si opponga e non è necessario che ne faccia richiesta, diversamente da prima, quando invece era strettamente necessaria la domanda dell'interessato.

In base all'articolo 54 del Decreto Legislativo 28 agosto 2000, n° 274, il lavoro socialmente utile deve essere prestato in forma di "attività non retribuita in favore della collettività" presso regioni, province, comuni, enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, e non può avere una durata inferiore a 10 giorni e superiore a 6 mesi.

L'attività prevista dal lavoro di pubblica utilità deve essere eseguita entro i confini del territorio della provincia in cui risiede il condannato, con modalità e tempi che non pregiudichino gli impegni di lavoro, studio, famiglia e salute dell'interessato, e comunque non può superare le 6 ore settimanali. Tuttavia, qualora il condannato ne facesse esplicitamente domanda, il giudice può permettergli di lavorare per più tempo rispetto a quello previsto, purché non superi il limite massimo delle 8 ore a settimana.

Ai fini del computo della pena, infatti, più sono le ore dedicate al lavoro di pubblica utilità e minore è il tempo di detenzione domiciliare: per l'esattezza, due ore di attività, anche non continuative, corrispondono a una giornata di lavoro.

Violazione degli obblighi e sanzioni

Per il detenuto che sceglie di scontare la propria pena con un lavoro anziché la detenzione domiciliare, valgono gli obblighi e le sanzioni previsti per quest'ultima. Pertanto, se non si reca nel luogo dove deve svolgere il lavoro di pubblica utilità o lo abbandona, oppure se viola reiteratamente senza giusto motivo gli obblighi o i divieti a esso inerenti, può essere punito con una pena aggiuntiva fino a un anno di reclusione.

La verifica del rispetto delle norme relative al lavoro socialmente utile è demandata all'ufficio di pubblica sicurezza del luogo dove è scontata la pena o, in alternativa, al comando dell’Arma dei Carabinieri competente a livello territoriale.

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