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Lavoro di pubblica utilità: la durata e le modalità di accesso

Il concetto di lavoro di pubblica utilità sta vivendo, in Italia, un momento di inaspettata notorietà. Il tutto, probabilmente, è dovuto al fatto che qualche personaggio molto noto è stato costretto dai giudici a scontare la propria condanna con dei lavori al servizio della comunità. Chiaramente i lavori di pubblica utilità hanno tutta una serie di caratteristiche tecniche e legislative che bisogna conoscere e applicare.

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Le strutture adibite e la retribuzione del lavoratore

Innanzitutto bisogna chiarire che i lavori di pubblica utilità non vengono comminati dal giudice ma sono successivi ad una richiesta esplicita del condannato. Successivamente alla richiesta del condannato tocca al giudice decidere presso che struttura si svolgeranno le ore lavorative decise in fase di sentenza.

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Le strutture che possono ospitare ore di lavoro di pubblica utilità sono le Regioni, le Province, i Comuni e tutte le altre strutture che ne hanno fatto richiesta ed hanno ottenuto l’autorizzazione del Ministero della Giustizia. Si tratta di prestazioni lavorative del tutto regolari e completamente coperte sia dal punto di vista assicurativo che normativo. L’unica differenza con un lavoro classico è che il lavoratore, o il condannato che dir si voglia, non può contare su una retribuzione di alcun tipo.

La durata e la possibile revoca

L’attività lavorativa va svolta nella provincia di residenza del condannato ed è costituita da sei ore lavorative. Un limite che può essere ampliato su richiesta del lavoratore, ma comunque non va mai ad oltrepassare le otto ore. La durata, ovviamente, si va ad esaurire con il termine della pena.

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La gestione della giornata lavorativa è sotto la responsabilità dei gestori della struttura che hanno il compito di vigilare sull’integrità fisica e psicologica del condannato. L’affidamento ai lavori di pubblica utilità non è mai definitivo, può essere revocato. A prendere la decisione sulla revoca è il giudice sulla base del report stilato dall’ufficio di esecuzione penale esterna. Dal momento della revoca si intende ripristinata la pena originaria.

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