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Lavoro e gay: la situazione in Italia

Al lavoro, i gay sono discriminati? Per rispondere a questa domanda, la Fondazione Rodolfo Benedetti ha condotto un'indagine direttamente sulle aziende, utilizzando oltre 2.000 curriculum fittizi, e dai dati ottenuti ha avuto conferma di quanto emerso da una recente indagine Istat: in Italia, la discriminazione per l'orientamento sessuale sul luogo di lavoro è un (triste) dato di fatto.

LGBT e lavoro: la realtà italiana

Nei mesi di gennaio-febbraio 2012, Eleonora Patacchini, Giuseppe Ragusa e Yves Zenou, della Fondazione Rodolfo Benedetti, hanno inviato a centinaia di aziende, tramite i siti Monster e Job Rapido, 2.320 curriculum di candidati con una presunta "identità omosessuale" per sette ruoli professionali: segretario, receptionist, impiegato amministrativo, impiegato contabile, operatore di call center, addetto alle vendite e commesso.

I risultati, raccolti nello studio Dimensioni inesplorate della discriminazione in Europa: religione, omosessualità e aspetto fisico, hanno dimostrato che i maschi nel cui curriculum "è stato inserito uno stage lavorativo presso note associazioni di difesa e patrocinio dei diritti delle persone omosessuali (quali, ad esempio, ArciGay, ArciLesbica, etc.)" avevano il "30% in meno di probabilità di essere richiamati per un colloquio" rispetto a un candidato con pari esperienza, ma "uno stage presso un'associazione culturale generica o in azienda". Una situazione non mitigata dal fattore bellezza - che invece per le donne influisce positivamente - e, paradossalmente, più grave "nel caso di persone con profili professionali più qualificati".

Dati confermati da una recente indagine Istat, che riporta che il 40.3% dei LGBT ha dichiarato di avere subito discriminazioni sul luogo di lavoro legate al proprio orientamento sessuale, contro il 27.9% degli eterosessuali, che hanno invece denunciato episodi discriminatori dovuti ad altri fattori.

Del resto, l'omofobia del comparto del lavoro verso i gay è testimoniata anche da un rapporto dell'Ilga (International Lesbian and Gay Association) relativo a 49 paesi europei. Se l'Inghilterra è lo stato meno razzista nei confronti di LGBT, con 21 punti, seguito a ruota da Germania e Spagna (20), Svezia (18) e Belgio (17), l'Italia invece totalizza un imbarazzante 2.5, dietro ad Andorra e Lituania e appena prima di Estonia, Grecia, Kossovo e Polonia, rappresentanti di un Est Europeo tradizionalmente conservatore e poco tollerante.

I settori con maggiore presenza di lavoratori omosessuali

Su commissione del comitato organizzatore del Gay Pride nazionale, il sociologo Raffaele Lelleri e il docente dell'Università di Bologna Luca Pierantoni hanno condotto un sondaggio su un campione casuale della popolazione relativo a mondo del lavoro e gay che, tra le altre cose, ha portato anche alla compilazione di una mappa dei settori nei quali si trova la maggiore presenza di omosessuali.

Le 1.892 persone intervistate - 55% LGBT e 45% eterosessuali - hanno permesso di individuare nel comparto delle organizzazioni associative la più alta rappresentanza di lavoratori gay (88.3%), seguito da vicino da quello dei servizi alla persona (86.4%), dalla difesa (82%, con una massiccia rappresentanza di gay non dichiarati e che cercano di nascondere la propria identità), delle attività artistiche, ricreative e legate alla moda (80,7%) e, infine, dei servizi alle imprese (79,4%).

Uno stato di cose che in qualche modo conferma un certo stereotipo del lavoratore omosessuale, come dice anche a Gay Tv il presidente nazionale dell'Arcigay Aurelio Mancuso: "l'idea comune è che gli omosessuali facciano solo certi tipi di lavoro e certo in alcuni settori la loro presenza è più evidente. Ma non ci sono zone franche".

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