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Il lavoro intellettuale vale più del lavoro manuale?

Meglio fare un lavoro manuale o un lavoro intellettuale? Spesso, si tende a pensare che i lavori intellettuali siano di diritto più soddisfacienti, oltre che maggiormente remunerativi. Matthew Crawford, l'autore del libro che si intitola ‘La questione del lavoro manuale: ovvero perché il lavoro d’ufficio fa male e aggiustare le cose fa bene’, ha cercato di dare la sua personale risposta al quesito.

Crawford, racconta di quanto la sua vita fosse apatica e monotona a causa del lavoro di venditore che svolgeva. Aveva, infatti, l'impressione di non produrre alcunché d'importante, se non opere di convincimento. La svolta, per l'autore del libro, è avvenuta nel momento in cui ha iniziato a riparare le motoclitte, scoprendo all'improvviso di come fosse più concreto e utile quel lavoro. Naturalmente, non si tratta della chiave della felicità, ma come ha spiegato anche il Il professor Giovanni Bresciani dell’Università di Genova il senso di soddisfazione che ci procura un lavoro non dipende dalla tipologia delle nostre mansioni ma da quanto riesce a farci sentire utili; il lavoratore ha quindi bisogno di realizzare che la propria professione, manuale o intellettuale che sia, riesce a produrre qualcosa di realmente utile.

Allora, le cose che più contano quando si lavora, sono la passione e l'impegno che ci mettiamo, al di là del fatto che si tratti di una professione manuale o intelletuale. Senza dimenticare che in Italia, scarseggiano le figure tecniche come gli idraulici, i panettieri, i falegnami e che, a al contrario di quello che si tende a pensare abitualmente, si tratta di lavori ben pagati e molto soddisfacienti, che richiedono ugualmente creatività e capacità di problem solving.

(foto © Dreamstime.com)

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