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Il lavoro sommerso tra i tavoli dei bar

Secondo i dati Istat, il lavoro nero in Italia vale tra un minimo del 16,1% e un massimo del 17,8% dell'economia, ma il record spetta al settore della ristorazione e ai pubblici esercizi, con 56,8%, superando persino il lavoro sommerso dei servizi domestici di badanti. Ma il fenomeno riguarda anche i settori dell'Istruzione, della Sanità, dell'agricoltura e del commercio.

Le elaborazioni fatte dall'Istat sono state fornite agli esperti della commissione per la riforma fiscale che si occupa di 'economia non osservata e flussi finanziari'. Nello specifico, è emerso che il lavoro nero nel settore dell'industria tocca l'11,7%, con una predominanza del settore delle costruzioni, seguito dal tessile-abbigliamento-calzature, e dagli alimentari. Nel settore dei servizi, la maglia nera spetta agli alberghi e ai pubblici esercizi, seguiti da servizi domestici, istruzione, sanità, trasporti e comunicazioni, commercio e servizi alle imprese.

Secondo Alessandro Cianella, direttore generale di Federalberghi, il dato è assolutamente inattendibile e strumentale, perché per legge, gli alberghi hanno l'obbligo di comunicare alle forze dell'ordine informazioni sui clienti alloggiati, e chi non adempie alla norma va incontro a sanzioni penali. Dello stesso parere la Fipe Confcommercio, la commissione deve spiegare agli italiani e alle imprese il significato di questi numeri che non ci convincono per niente - ha commentato Sommariva - infatti, dai dati ufficiali Inps risulta che il nostro comparto dà lavoro a 700 mila dipendenti e a 300 mila indipendenti. Sono cifre che ci sembrano fotografare la situazione reale. Dai dati della commissione emerge, invece, una forza lavoro di circa un milione e seicentomila persone, cioè quanto la manodopera del canale horeca (hotel, ristoranti e caffè) di Francia e Spagna messe assieme. Davvero poco credibile.

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