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Lavoro Torino: il 'cancro' del lavoro nero

La crisi deve essere proprio nera se anche il lavoro nero entra in crisi. Gioco di parole a parte, la situazione è alquanto seria, e soprattutto per quelle aziende che invece assumono in modo legale e pagano i contributi ai propri dipendenti.

Secondo uno studio effettualo da Uil, solo nella provincia di Torino il 12% della forza lavoro impiegata sarebbe in nero, per un fatturato di circa 4,8 miliardi di euro: assolutamente esentasse. Rispetto all'anno precedente si è registrato un calo del 7,8% nel lavoro in nero, ma dovuto esclusivamente alla crisi e non certo a un aumento dei controlli.

'È chiaro - spiega Gianni Cortese, segretario generale di Uil Piemonte - 'che basterebbe anche solo un 10% di quella cifra, sia che ragioniamo in ottica locale sia nazionale, per comprendere come, in un regime di maggiore legalità, le risorse a disposizione per aumentare le detrazioni per le famiglie, i lavoratori e i pensionati non sarebbero così scarse come adesso'

E a Torino l'incidenza del lavoro nero è meno preoccupante che in altri capoluoghi italiani. Il fatturato sommerso a Milano è pari a circa 9 miliardi di euro, mentre a Roma sfonda il tetto dei 10. La media nazionale è stimata intorno al 15,6%, per un fatturato sommerso di circa 154 miliardi di euro.

Ma non è soltanto una questione di minore entrate per lo Stato, l'altro aspetto negativo del fenomeno è la perturbazione degli equilibri del mercato del lavoro. Un'azienda che assume regolarmente non potrà mai competere con un'altra che non lo fa. 'Senza considerare - aggiunge Gianni Cortese - il danno che queste persone (i lavoratori, ndr) subiscono in termini di mancati contributi pensionistici e ammortizzatori sociali'

(foto © diariodelweb.it)

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