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Libere dimissioni: le ultime notizie

Se trovare un lavoro è difficile, da oggi diventa complicato anche lasciarlo. Per quanto riguarda infatti le cosiddette libere dimissioni, le ultime notizie parlano di una nuova e più complessa procedura, 'burocratizzata' dalla riforma del lavoro Fornero approvata il 28 giugno per scoraggiare l'odioso fenomeno delle dimissioni in bianco. Ecco dunque una sintesi delle principali novità.

Dimissioni: le novità della riforma Fornero

La Legge 28 giugno 2012 n°92 porta, a proposito delle libere dimissioni, ultime notizie positive, soprattutto per quelle categorie di lavoratori (donne e mamme) maggiormente esposte alla pratica delle dimissioni in bianco, che consiste nel far firmare all'atto dell'assunzione un foglio in bianco che l'azienda può compilare a propria discrezione per liberarsi di un impiegato 'scomodo' o non più utile.

Il ministro Fornero aveva annunciato provvedimenti in tal senso ed è stata di parola: a partire dal 18 luglio 2012, in base all'Articolo 4, comma 16, della Legge 28 giugno 2012 n°92 (che sostituisce l'Articolo 55, comma 4, del Decreto Legislativo 26 marzo 2001 n°151) per lasciare il lavoro diventa necessaria la convalida della Direzione territoriale del lavoro (Dtl) competente se le dimissioni riguardano:

  • una lavoratrice in gravidanza;
  • una lavoratrice o un lavoratore con un figlio naturale, nei primi 3 anni di vita del bambino;
  • una lavoratrice o un lavoratore con un figlio adottato o in affidamento, nei primi 3 anni di accoglienza.

Questo significa che la lavoratrice o il lavoratore si deve recare direttamente presso la Direzione territoriale del lavoro o al Centro per l'impiego competenti oppure presso le sedi individuate dal CCNL di riferimento e farsi convalidare la lettera di dimissioni.

In tutti gli altri casi, in base a quanto previsto dall'Articolo 4, commi 17 e 18, della Legge 28 giugno 2012 n°92, per licenziarsi si può seguire questa procedura o, in alternativa, è possibile consegnare la lettera di dimissioni al datore di lavoro e, dopo che questi ha provveduto a effettuare la Comunicazione telematica di cessazione al Centro per l'impiego (chiamata Co), entro 30 giorni presentarsi in uno degli uffici competenti per sottoscriverla. La convocazione del lavoratore è a carico dell'azienda e la validazione deve avvenire entro 7 giorni lavorativi dalla chiamata. Se il datore di lavoro non provvede a effettuare l'invito e il lavoratore è inerte, le dimissioni restano 'sospese', mentre il lavoratore può decidere di contestarle oppure non rispondere alla convocazione, rendendole valide a tutti gli effetti.

Criticità della nuova normativa

Per quanto riguarda le libere dimissioni, le ultime notizie secondo il ministero non presentano particolari criticità, dal momento che i funzionari delle Dtl devono limitarsi "a raccogliere la genuina manifestazione di volontà del lavoratore a cessare il rapporto di lavoro". Tuttavia, "possibili contenziosi" potrebbero verificarsi sulla 'forma' della contestazione e/o revoca delle dimissioni da parte del lavoratore, pertanto il ministero spiega che "tale revoca, seppure non imposta in forma scritta, è necessario che venga comunque formalizzata".

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